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Economia

Mercati esteri: servono coraggio e tanta qualità

06 aprile 2013, 19:44

Lorenzo Centenari

Coraggio, intuizione, ottimismo. Che si tratti di vendere pasta italiana in America, o computer americani in Italia, i fattori che dividono una storia qualunque da un caso di successo sono essenzialmente tre. «È grazie a una qualità superiore e alla coerenza col messaggio pubblicitario, se l’azienda di famiglia ha conquistato il pubblico d’oltreoceano», sostiene Luca Barilla. «È grazie a un elevato tasso di innovazione – afferma invece Andrea Pontremoli – che in Ibm prima, in Dallara poi, io e il mio team abbiamo saputo cavalcare l’onda del cambiamento». Interscambiabili, i principi sui quali poggiano le esperienze internazionali di Barilla e Pontremoli, perché ispirati uno per uno da un sano «interesse»: quello per il futuro dei propri eredi. Testimonianze, quelle di due imprenditori simbolo dell’industria parmense nel mondo, che assieme ai contributi di Nelso Antolotti (Turbocoating) e Davide Bollati (Davines) hanno ieri inaugurato l’edizione locale della Unicredit Export Business School, percorso formativo itinerante con focus sull’internazionalizzazione promosso dall’istituto bancario in sinergia col Dipartimento di Economia dell’Università di Parma. Con quella appena archiviata, fanno 6 tappe, ultima delle quali in calendario il 20 maggio. È nelle aule di Economia, quindi, che la prima puntata ha visto gli ospiti avvicendarsi al microfono e condividere con una platea di colleghi imprenditori la propria visione dell’approccio ai mercati esteri. Strategia, quella dell’esportazione di un brand e di una gamma di prodotti, che richiede cultura degli affari: «E nostro padre – ricorda Luca Barilla - la possedeva, eccome. Fu lui ad ispirare l’approdo negli Stati Uniti, non prima di averlo rimandato diverse volte. Per il grande salto, diceva, serve raggiungere la leadership in Europa». Se oggi anche laggiù divorano tonnellate di spaghetti made in Italy, è poi merito della miscela scientifica in cui qualità, costi e manodopera si equilibrano. Cita invece la Val Ceno, l’ad della Dallara Automobili Andrea Pontremoli, come modello di territorio-impresa: «Capitali, talento e lavoro – dice - viaggiano ormai a una velocità spaventosa, il valore aggiunto di un prodotto o servizio risiede quindi nel suo prezzo, oppure nel suo grado di innovazione. La direzione peggiore da scegliere? Quella – ammonisce Pontremoli – di restare fermi». Altra eccellenza della Val Ceno è proprio la Turbocoating, compagnia leader nel trattamento di superfici che a sua volta colleziona ordini a stelle e strisce: «Ricerca & Sviluppo – assicura il ceo e fondatore Antolotti – la divisione aziendale da curare con più impegno. Noi vi destiniamo fino al 10% delle risorse». Per esportare «bellezza», infine, servono scienza, etica e sostenibilità: i valori difesi da Bollati, la cui poliglotta impresa di cosmesi ha in 20 anni moltiplicato il proprio fatturato. «Ispirare il mestiere dei professionisti della bellezza – dice il presidente di Davines – richiede senso artistico e una mentalità aperta al mondo».

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