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Spettacoli

De Gregori, il principe del Regio

07 aprile 2013, 17:41

De Gregori, il principe del Regio

Claudia Patrizi
Ha salutato con un inchino, proprio lui che è il principe della canzone d’autore italiana, il folto pubblico del Teatro Regio che lo acclamava dal primo minuto di ritardo rispetto all’orario fissato per l’inizio del concerto, al grido di «Vai Francè»: Francesco De Gregori ieri sera ha conquistato ancora una volta Parma. Ed in faccia ai maligni e ai superbi, come recita uno dei suoi maggiori successi, che lo vorrebbero scontroso e burbero, l’artista ha esordito con una battuta, subito dopo aver dato il benvenuto: «Facciamo qualche canzone nuova ma poi tiriamo fuori i gioielli». Accompagnato dalla band che da anni lo segue nei live e armato di chitarra acustica, completo elegante, cappello e occhiali rigorosamente scuri, il cantante si è lanciato in due ore buone di concerto-fiume: l’incipit è stato riservato ai brani del nuovo album «Sulla strada», proprio con la title-track ad aprire l’esibizione. Subito a seguire «Passo d’uomo», «Belle époque» e una versione eccezionale di «Guarda che sono io», che ha regalato il primo grande momento della serata con un azzeccatissimo accompagnamento al pianoforte di Alessandro Arianti. Pochi artisti hanno saputo incarnare e allo stesso raccontare in musica la storia d’Italia dal '69 - quando iniziò la sua lunga carriera - ad oggi come Francesco De Gregori e la dimostrazione è stata la risposta del pubblico del Teatro Regio quando l’artista ha cominciato a snocciolare, uno dietro l’altro, i suoi più grandi successi del passato: dopo aver fluttuato sulle onde della melodia che avvolge «Titanic», i parmigiani si sono trovati di fronte a un brano scritto nel 1979 ma mai così attuale come oggi, «Viva l’Italia»: «l’Italia liberata, l’Italia del valzer, l’Italia del caffè. L’Italia derubata e colpita al cuore, viva l’Italia, l’Italia che non muore». Lo show è poi proseguito con atmosfere tra il folk, il rock ed il blues: «Bellamore», «Un guanto» e «Sempre e per sempre» sono state ascoltate in rigoroso silenzio, mentre un’esplosione corale ha accompagnato le prime note di «Generale», inno generazionale che però appartiene ad un popolo intero, tanto che tutti, dal 20enne al 60enne, hanno cantato, seppur a bassa voce per non perdere nemmeno una strofa intonata dall'artista. Il momento di massimo coinvolgimento, del pubblico ma anche di De Gregori stesso, è arrivato con una commovente versione di «Santa Lucia», un ricordo del compianto amico e collega Lucio Dalla, con il quale aveva anche realizzato una reunion (passata anche dal Parco Ducale di Parma) per celebrare l'epopea di «Banana Republic». Alla fine del brano, pubblico in piedi a scandire «Lucio, Lucio». Il momento del trionfo è giunto invece con i bis: dopo il nuovo singolo, «Showtime», l’emozione è salita alle stelle con «La donna cannone», poi spazio  al miglior augurio per salutare il pubblico con «Buonanotte fiorellino», eseguita in due versioni. Chiusura in grande stile con il cantautore che prima ha intonato «Can't help falling in love» di Elvis, quindi ha presentato la band e si è congedato con l'imprescindibile «Rimmel». Osservando il pubblico che piano piano se ne andava da palchi e platea, con mamme e figli, gruppi di giovani, gente che giovane la era a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, la sensazione è stata che in Italia non esiste solo il calcio a farci sentire una nazione, nel senso lato del termine. C’è anche la buona musica.