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Parma

Un frisbee di lealtà e fair play

07 aprile 2013, 20:32

Un frisbee di lealtà e fair play

Vittorio Rotolo
Vedere un disco di plastica roteare in aria dopo un lancio di quasi 100 metri è spettacolare tanto quanto il gesto atletico di chi lo afferra al volo, in tuffo.
 Ma se c’è un aspetto che, più di ogni altro, balza agli occhi guardando una partita di frisbee è l’assoluta lealtà che impera fra i giocatori in campo. Qui il contatto fisico intenzionale non esiste.
A prescindere dalle regole scritte, tuttavia, in questa disciplina la cultura del fair play è talmente radicata da non imporre la presenza di un arbitro, nemmeno in occasione delle competizioni internazionali.
In presenza di un’infrazione, infatti, sono gli stessi atleti a decidere. Insieme. E laddove l’accordo non si trovasse? Semplice, basta riavvolgere il nastro e tornare all’ultimo passaggio che ha preceduto l’azione «incriminata».
Uno spirito di gioco esaltato dal Campionato italiano di Ultimate Frisbee, riservato alla divisione mista (uomini e donne), organizzato in un unico concentramento di due giorni sui campi in erba di Moletolo dalla Voladora Parma, la società che tiene alti i colori della nostra città nella disciplina.
A sfidarsi, 7 contro 7 in gare da 55 minuti o ai 17 punti, gli atleti di 16 formazioni (prevalentemente del Centro Nord) che rappresentano il top del frisbee a livello nazionale.
«Per noi è anche un’occasione per dare una certa visibilità all’intero movimento - dice Gianluca Barbarini, presidente della Voladora Parma -: da quando siamo nati, nel 1999, abbiamo raggiunto eccellenti risultati a livello di squadra nelle competizioni maschili, femminili e miste, ben figurando pure nei tornei disputati all’estero. Oggi - prosegue - possiamo contare su 25 atleti, alcuni dei quali nel giro azzurro mentre i due allenatori della formazione mista, Luca Miccoli ed Eva Artoni, sono anche collaboratori tecnici della Nazionale juniores. L’unico neo - prosegue Barbarini - è rappresentato dalle difficoltà nell’allargare la dimensione partecipativa. Per esigenze lavorative ci alleniamo in tarda serata e per giocare siamo costretti a lunghi spostamenti, dato che nelle vicinanze non ci sono altre squadre di frisbee: fattori, questi, che non invogliano di certo i ragazzi ad abbracciare la nostra disciplina. Ma non ci scoraggiamo e continuiamo a lavorare nelle scuole, con l’obiettivo di assicurare un futuro al movimento».

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