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Provincia-Emilia

"La comunità non dimentichi Sanu, uomo mite e riservato"

08 aprile 2013, 23:42

Beatrice Minozzi
Rajeev Walia e sua moglie Monita si tengono per mano. I visi sono sorridenti, spensierati. Accanto a loro ci sono i due figli, Anmol, il maggiore, e Kunwar, il piccolo di casa, ma anche l’amico Francesco Schianchi, con in braccio la piccola Chiara. A scattare questa bella istantanea di una giornata sulla Via Francigena, a Berceto, è la moglie di Schianchi, Sara. Il sorriso, ora, è sparito dalle labbra dei protagonisti della foto, cancellato in un istante dalla mano assassina di Jaspreet Singh, che giovedì ha ucciso Walia con due violente coltellate sferrate, apparentemente senza un perché. «Non riuscivo a credere che si trattasse proprio di Sanu, litigare con lui era davvero impossibile». Con queste parole Schianchi, tabaccaio langhiranese, prova a descrivere la sua reazione alla notizia della morte Rajeev, o Sanu, come preferisce chiamarlo. Difficile, per l’amico, «credere che un uomo così tranquillo, pacato e riservato potesse avere fatto una fine che di certo non meritava». La famiglia Schianchi e i Walia si erano conosciuti cinque anni fa. «Mia moglie dava lezioni di italiano a Monita – racconta Schianchi – ma ben presto sono diventate amiche e così le nostre famiglie hanno iniziato a frequentarsi». Cene, gite fuori porta, momenti spensierati, proprio come nella foto scattata un paio d’anni fa a Berceto. «Tra 15 giorni saremmo dovuti andare alla festa degli aquiloni di San Quirico di Trecasali – spiega Schianchi -. A Sanu piacevano gli aquiloni, e sapeva anche farli volare». L’uomo racconta poi alcuni «retroscena» della vita dell’amico, che rendono ancora più amara la tragedia che si è consumata giovedì sera. «Sanu non poteva vivere in India a causa di una grave allergia che colpiva le vie respiratorie – spiega -, acuita dall’inquinamento e dal lavoro che svolgeva nella ditta di famiglia, che si occupa di manutenzione delle strade». E’ stato il cognato a proporre a Rajeev di trasferirsi in Italia, per lavorare al suo fianco nell’azienda agricola Albazzano. «Così è stato, e poco dopo Sanu è stato raggiunto dalla sua famiglia». E’ con la voce rotta dalla commozione che Schianchi parla dello splendido rapporto che legava Rajeev alla moglie. «Monita gli era completamente devota – ricorda – ed ora non riesce a darsi pace per non averlo più accanto, ma anche per non averlo salutato un’ultima volta prima che uscisse di casa per andare a lavorare quel maledetto giovedì sera». «Era anche un ottimo padre – aggiunge l’uomo – e i suoi figli lo adoravano. Kunwar non vedeva l’ora che arrivasse il sabato, unico giorno di riposo di Sanu, per stare una giornata con il suo papà». Lavorava sodo per la sua famiglia, Rajeev, e per permettere ai suoi figli di studiare. «Aveva iniziato anche a mettere via dei soldi perché voleva regalare una festa da sogno ad Anmol, che tra qualche mese compirà 18 anni» racconta Schianchi. Il lavoro lo assorbiva completamente, e non aveva mai neanche trovato il tempo di fare una vacanza. Non aveva mai visto il mare, Rajeev. Quest’anno, forse, sarebbe stata la volta buona. L’unica settimana di ferie che Rajeev si sarebbe concesso quest’estate l‘avrebbe voluta passare al mare, con la sua famiglia. Così, però, non potrà essere. Il primo pensiero di Schianchi, ora, va alla famiglia Walia. «Anmol ha visto morire il padre tra le sue braccia, e Monita non trova pace – racconta Schianchi -. Non sarà facile per loro accettare quello che è successo e andare avanti senza la colonna portante della loro famiglia». «Spero che l’intera comunità non dimentichi Sanu – conclude Schianchi – e che possa garantire alla sua famiglia il sostegno, sia psicologico che economico, di cui hanno bisogno. Noi, di certo, saremo in prima fila».