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Parma

A fianco dei ragazzi nel nome di Matteo

09 aprile 2013, 00:33

A fianco dei ragazzi nel nome di Matteo

Chiara Pozzati
Quindici volontari per una grande missione. Prendersi cura dei ragazzi di Parma e Imola dando vita a molto più di un doposcuola. Continua l’impegno senza frontiere della Fondazione Matteo Bagnaresi, che porta il nome del 28enne ultrà morto cinque anni fa in un’area di servizio. Ieri, nella sala Anedda dell’Assistenza pubblica, è andata in scena l’assemblea dei soci, ma non solo. E’ stato presentato il libro «Il lavoro in frantumi. Condizione precaria, nuovi conflitti e regime neoliberista» (edizione Ombre Corte). Il volume è curato da Emanuele Leonardi, amico di Matteo e profondamente legato ai genitori. Più che un’asettica assemblea di soci, sembra una riunione di famiglia: in sala ci sono una decina di 13enni, quasi tutti studenti della Newton, che vengono amorevolmente seguiti dai volontari. Gli stessi che sorridono dal calendario realizzato dalla Fondazione. Nelle foto sono accoccolati sul letto dove dormiva Matteo - oggi l’aula b - e mostrano i loro disegni. Il bilancio del sodalizio viene approvato in scioltezza: «Siamo sostanzialmente in pareggio - confida Cristina Bagnaresi - ma la nostra grande sfida è quella della nuova sede». Già, la Fondazione - attualmente nel salotto dei Bagnaresi - troverà casa in via Saragat, alle spalle dell’Esselunga di via Traversetolo. Bruno, il padre di Matteo, fa il punto sul progetto «che ha avuto un brusco arresto dopo il crollo della giunta Vignali. Abbiamo incontrato l’assessore Alinovi, però, e abbiamo già preso accordi per stipulare la convenzione. Siamo in attesa, ad ogni modo il Comune si è mostrato collaborativo e ci ha incoraggiati a proseguire nel nostro impegno». Un impegno senza confini, visto che a fianco di mamma Cristina e papà Bruno, ci sono Gabriella Pirazzini e Franca Zaminga, due madri, anime del «distaccamento» imolese della Fondazione. Anche loro hanno perso le figlie, Alessia e Chiara nello stesso mese in cui è scomparso Matteo. «E siamo sempre state legate alla famiglia Bagnaresi», spiegano. In sala, poi, sono numerosi gli amici del 28enne parmigiano. Gli stessi che hanno condiviso la passione per il calcio, ma anche per la politica.
«Ci piace parlare di lavoro oggi e ricordare la parte di Matteo, forse più difficile da mostrare. Quella che ci insegna che conflitto è sinonimo di cambiamento», commenta Andrea Bui, che introduce l’autore del libro.