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Parma

Pd, Rossi lascia? Riparte la sfida dentro il partito

09 aprile 2013, 00:10

Pd, Rossi lascia? Riparte la sfida dentro il partito

 Pierluigi Dallapina
Pier Luigi Bersani non è ancora riuscito a trovare un’intesa sul nuovo governo e i suoi inviti al dialogo rivolti al Movimento 5 Stelle sono stati respinti più o meno educatamente.
Dario Franceschini e Roberto Speranza (capogruppo dei deputati Pd) aprono al Pdl di Silvio Berlusconi, mentre Matteo Renzi è tornato ad agitare le acque dentro al partito, attirandosi gli strali del quotidiano «l'Unità». In questa partita caotica i «democratici» di Parma – unica città italiana in mano ai 5 Stelle – restano in attesa di una soluzione, con buona parte degli iscritti che ha già fatto sapere di non accettare alcun compromesso con il nemico Berlusconi. «L'intesa con il Pdl? E’ impossibile, anche perché è molto osteggiata dalla base», afferma la segretaria cittadina, Carla Mantelli, che difende il segretario del Pd attaccando i «grillini». «Bersani ha fatto una proposta seria – ricorda – e dai 5 Stelle ci si aspettava una presa di posizione responsabile, cioè una condivisione su alcuni progetti di cambiamento che non si può avere col Pdl». La distinzione fra «renziani» e «bersaniani» esiste ancora – lo dimostrano le riunione convocate nei giorni scorsi dai sostenitori del sindaco di Firenze - anche se la situazione politica a livello nazionale sta facendo emergere nuove linee di pensiero, come quella dei «franceschiniani» o dei «civatiani», col rischio di confondere ancor più le idee a chi non «vive» dentro al partito. Un partito che è già alla ricerca di un sostituto al segretario provinciale Diego Rossi, intenzionato a lasciare l’incarico il prima possibile. Sui possibili sostituti iniziano a circolare alcuni nomi, come quelli del renziano Matteo Daffadà e del sindaco di Fontevivo, Massimiliano Grassi.
«A livello locale si respira una situazione di grande incertezza. La base non capisce in quale direzione voglia andare il Pd, così come non sono chiare né le intenzioni di Bersani né quelle di Renzi», fa presente il consigliere provinciale, e renziano della prima ora, Valerio Guareschi. Prova a uscire dagli schemi il capogruppo del Pd, Nicola Dall’Olio, vicino al pensiero del deputato Pippo Civati. «Le logiche di appartenenza non mi appartengono e non mi interessano. Quello che mi interessa è invece un progetto di forte innovazione e cambiamento», dichiara, prima di riprendere il leitmotiv dei democratici parmigiani. «Un’alleanza esplicita o implicita con il Pdl – assicura – non è condivisa dalla base, e poi si trasformerebbe in un suicidio elettorale». Parlando dei 5 Stelle in Parlamento, Dall’Olio li definisce «più ideologici di coloro che volevano combattere», mentre una soluzione all’impasse romana potrebbe essere rappresentata dal ministro Fabrizio Barca: «E' una persona capace e competente». Anche Mario De Blasi, bersaniano e presidente del consiglio provinciale, considera Barca «un possibile punto di riferimento per il dopo Bersani», ma intanto lancia un avvertimento agli uomini che stanno guidando il partito alla ricerca di un governo. «Non possiamo lasciare ai grillini la bandiera del rinnovamento».Mara Morini, renziana dura e pura, è in sintonia con la parte pro Bersani del Pd quando afferma che «i 5 Stelle stanno dimostrando di non amare il Paese, e di non essere migliori di quelli che criticano». Sul prossimo governo ha un’idea molto pragmatica: «Serve un governo di scopo che realizzi le riforme necessarie e che ci porti serenamente al voto». Anche De Blasi, su questo punto, è concorde: «Andiamo al voto con una nuova legge elettorale e con le istituzioni rinnovate».