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Provincia-Emilia

Salso - Il sogno di Cristina: "Una casa rifugio contro la violenza"

09 aprile 2013, 00:03

Salso - Il sogno di Cristina:

Paola Tanzi 

«Io sono nata tre volte nella vita: femmina all’anagrafe, donna quando consapevolmente ho deciso di allontanarmi dalla violenza e donna felice quando ho ricostruito la mia vita». 
È una storia a lieto fine quella di Cristina (il nome è di fantasia), 49 anni, e da tre residente a Salso dove è approdata dopo aver dovuto lasciare la sua città per fuggireda una storia fatta di violenza, di un amore malato durato anni (diciotto anni per l’esattezza).  La storia di una donna che ha tratto dalla sua esperienza di vita, crudele all’inverosimile, un progetto di aiuto per altre donne.
«Ho un sogno: una casa rifugio, proprio qui a Salso, per tutte le donne maltrattate ed i loro figli, per salvarle dalle torture famigliari. Perché la violenza fra le mura domestiche ti distrugge psicologicamente prima di ucciderti fisicamente» spiega Cristina.
«Quando l’ho sposato, mio marito  mi sembrava il principe azzurro. Nella mia famiglia d’origine avevo già avuto problemi di violenza: lui aveva preso le mie difese. Credevo fosse il mio salvatore, ma dopo circa sei mesi tutto cambiò». Da lì cominciò una storia di violenza ed abusi, come se ne sentono tante, troppe, e che Cristina non vuole più sentire. 
Al momento «Butterfly Project», (la farfalla che vola verso la libertà) è solo un sogno, «ma sto cercando, con altre donne, di muovermi nei meandri della burocrazia per farlo divenire realtà - spiega Cristina -. Un avvocato ed un ginecologo, si sono già detti disponibili ad offrire volontariamente la loro opera. Ora stiamo creando il progetto da presentare alla prossima amministrazione, che speriamo possa condividere i nostri intenti, partendo proprio dalla sottoscrizione della “Carta della Donna”».
«Il Butterfly Project sarà anche un centro di sensibilizzazione: a breve inizieremo gli incontri con le realtà locali, specie con le scuole, per informare le giovani generazioni. Per insegnare quel rispetto nei confronti delle donne che spesso manca, anche a livello culturale.  So che il momento della crisi economica non permette di creare grandi cose, ma questo è un segno di civiltà. Da parte nostra ci stiamo attivando per trovare fondi necessari: concerti, manifestazioni ed un libro di denuncia, i cui proventi saranno interamente dedicati alla costruzione della casa rifugio».
Ma cosa l’ha spinta a questo progetto? 
«Una sera sul web venne postato un video: un ragazzino, su YouTube, si vantava di aver violentato una coetanea. Seguì l’articolo della commemorazione torinese delle scarpette rosse». 
Gli occhi si riempiono di lacrime. Il coraggio di questa donna, che si ritiene una «sopravvissuta», esce. La voce ha un leggero tremito quando aggiunge: «Potevo esserci anch'io fra quelle scarpette».