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Arte-Cultura

Le città "trasformate" di Dalcò

09 aprile 2013, 22:44

Le città

 Camillo Bacchini

 
 
Sono 25 smalti su tavola, di dimensioni medie, quelli che Lorenzo Dalcò espone sino al 27 aprile al Centro Immagini Contemporanee di International Line, sulla via di Traversetolo. Sono vedute di città, alcune, come Oviedo, ritratte più di una volta. In realtà, sia dal punto di vista coloristico, sia dal punto di vista dell’impianto, non c’è niente del vedutismo tradizionale, che pure l’autore ha presente, come un archetipo violato. Queste città provengono da lontano. Da un lontano che non è soltanto spazio, ma tempo interiore. Sono scorci caratteristici, ma dalla prospettiva schiacciata. Inoltre, la densità dalla pittura, le colature, lo sconfinare delle campiture l’una sull’altra, la forza dei colori caldi fanno pensare ad immagini la cui riconoscibilità e la cui identità si sono perse lungo il tragitto della memoria e della maturazione interiore. Sono immagini di un espressionismo (inteso qui come categoria metastorica dell’espressione, ovvero quel processo che dall’interno dell’individuo si muove verso l’esterno) che non scaturisce di getto, ma dalla meditazione. E questo, al di là della relativa velocità d’esecuzione. Ma la maturazione e la memoria a cui il dato sensibile è sottoposto prima di brillare sulla tavola sono esperienze non soltanto del sentimento, bensì, anche, dell’arte. Ecco allora scorci popolati da fantasmi metafisici, illuminati da ricordi e suggestioni postimpressionistiche, prospettive ricalcolate da ragionamenti cubisti. Persino il tratto infantile è utilizzato in parte, per rendere in modo diretto e semplice, senza ambizione, il dialogo tra soggetto e oggetto, evitando le mediazioni e sovrastrutture naturalistiche ed impressionistiche, intese come accidenti. Ecco che allora Londra, New York, Siviglia, Parigi, Baghdad, Montevideo, Palermo e le altre sono tappe di un viaggio solitario e spopolato, in cui alle città l’autore strappa gli intonaci, l’aria, le acque, stracci di gli orizzonte, strade, per poi ridarceli trasformati.

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