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Parma

Allarme "nuovi poveri": manca il latte nelle mense

10 aprile 2013, 19:49

Parma ha fame. E sempre meno risorse per aiutare chi è in difficoltà. «E’ emergenza sulle derrate alimentari. Mense, Emporio e parrocchie non sanno più dove reperire il cibo per sostenere il numero crescente di famiglie fragili», lo dice chiaro e tondo l’assessore alle Politiche sociali, Laura Rossi, a margine della commissione che passa sotto la lente il nuovo piano welfare della nostra città.
Tra gli alimenti che scarseggiano sulle tavole dei cosiddetti «nuovi poveri» è soprattutto il latte. Ed ecco che istituzioni, enti e la Parma solidale fanno squadra con un protocollo interistituzionale da inviare entro fine settimana al vaglio del Consiglio comunale e della giunta. Di numeri se ne possono fare ancora pochi, ma ne basta uno per dare la dimensione del desolante scenario attuale.
L'Emporio sfama 700 famiglie, «ma la nella lista d’attesa per usufruire del supermarket della solidarietà ce ne sono altre 700» conferma l’assessore.
Un dato che deve far riflettere e  che, purtroppo, cresce di giorno in giorno.
Per questo si sta lavorando per costruire quell’accordo interistituzionale che vede Comune, Provincia, Fondazione Cariparma, Fondazione Caritas «Sant’Ilario», Forum Solidarietà, Consorzio Solidarietà Sociale e Forum del Terzo settore uniti nella lotta alla nuove povertà. Il senso dell’urgenza trapela con forza dalle parole dell’assessore che comunica la decisione – da ultimo minuto – di «convertire quello che doveva essere un protocollo ufficiale a un accordo quadro che deve passare al vaglio del Consiglio e della giunta».
 Tra i punti cardine di questo patto c’è la creazione di una «piattaforma alimentare, una sorta di deposito Comune – spiega la Rossi – con celle frigorifere e la possibilità di rifornire social market, mense e parrocchie che si occupano delle famiglie in difficoltà».
E scatta l’appello ai produttori locali: «Chiediamo uno sforzo congiunto – rilancia -. Anche perché abbiamo la fortuna di avere una rete di ditte e imprenditori che alimenta la solidarietà esportando cibi in tutta Italia. Oggi abbiamo bisogno del loro impegno più vicino».
Inoltre, per rendere ancora più efficace questa rete di aiuti, l’accordo prevede la costruzione di una banca dati comune «più diretta e completa, realizzata tra enti e associazioni che si prendono cura delle nuove povertà».
Da come la descrive somiglia molto a una sorta di osservatorio, che vede come cabina di regia istituzioni, Caritas, dormitori, comunità e parrocchie: «tutto questo per evitare di disperdere energie e risorse, senza portare un aiuto concreto».
 Nell’ambito dell’accordo, poi, c’è anche una parte che riguarda il cosiddetto sviluppo di comunità.
«Partendo proprio dal reinserimento lavorativo - conclude l’assessore -. L’obiettivo rimane quello di unire le forze per offrire più risorse e creare una rete sempre più efficace d’aiuti».

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