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Crespo: "Fui vicino a Juve. Via dall'Inter per fare cassa"

11 aprile 2013, 21:28

Crespo:

 Stava per vestire la maglia bianconera ma  per 'colpa' di Sivori non se ne fece nulla ma arrivò ugualmente  in Italia, giocando per Parma, Lazio, Inter e Milan. E l’addio  forse più doloroso, per come avvenne, fu quello ai colori  nerazzurri. Hernan Crespo si racconta a Premium Calcio. Domani,  alle 23, nel corso della rubrica "La tribù del calcio" sarà  trasmessa la prima parte di un’intervista esclusiva all’ex  attaccante che, ai tempi in cui giocava ancora nel River Plate, fu  a un passo dal vestire la maglia della Juventus. "Era il '95 e la  Juve venne in Argentina a fare una tournèe - ricorda - C'erano  tutti: Moggi e Giraudo, Lippi e Bettega. Avevano già visto molte  mie videocassette e avevano deciso di acquistarmi. Addirittura  Lippi, strizzandomi l’occhio, mi disse di imparare l’italiano.  Invece tutto sfumò perchè a un certo punto arrivò Sivori e  disse che di attaccanti come Crespo ce n'erano tanti in giro. I  dirigenti bianconeri gli diedero retta e tornarono in Italia senza  di me".

Sfumato l’affare con la Juventus, Crespo arriva ugualmente  in Italia, ma al Parma. "Avevo appena compiuto 20 anni - continua  - e ricordo che nei 6 mesi successivi il mancato ingaggio in  bianconero feci cose incredibili: vinsi la Coppa Libertadores col  River, divenni capocannoniere e vinsi la classifica dei marcatori  anche alle Olimpiadi, dove segnai più di tutti, Romario e Bebeto  compresi. Al punto che successe questo: il River aveva raggiunto  un accordo per la mia cessione al Parma, ma in Argentina ci fu una  sollevazione. Persino il presidente Menem, grande tifoso del  River, prese posizione perchè il club non mi cedesse. Ma il River  aveva dato la sua parola al Parma, e alla fine salii sull'aereo e  partii per l’Italia. Firmai un contratto per 4 anni". 

 Infine, a proposito del periodo passato all’Inter, Crespo rivela:  "Era un’Inter alla disperata ricerca di un successo che mancava da  troppo tempo, dove ogni vittoria era celebrata come un trionfo.  Ricordo che la Gazzetta dello Sport fece addirittura le  videocassette per una vittoria in rimonta 3-2 sulla Sampdoria in  campionato: questo per rendere l’idea della fame di successi che  si respirava a quei tempi. L’esperienza in nerazzurro finì dopo  un solo anno: venni ceduto al Chelsea per esigenze di bilancio e  non mi vergogno a dire che lasciai la Pinetina piangendo come un  bambino. Avevo avuto un inserimento e un rendimento splendidi,  eravamo arrivati alla semifinale di Champions persa contro il  Milan dopo uno 0-0 e un 1-1, ma quando ci fu bisogno di fare cassa  con una cessione illustre, Cuper disse a Moratti di cedermi pure,  che non c'erano problemi, tanto lui aveva Ventola e Kallon...".