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Massimiliano Salsi, cavi oceanici che vangono una scalata mondiale

11 aprile 2013, 11:49

Massimiliano Salsi, cavi oceanici che vangono una scalata mondiale

Enrico Gotti

Quando gli hanno detto che con le sue invenzioni avrebbe cambiato la vita di miliardi di persone si
è guardato intorno. «Sicuri di non avere sbagliato persona?». Geniale e alla mano, Massimiliano Salsi è, secondo la Mit Technology Review, uno dei migliori dieci innovatori con meno di 35 anni. Si è formato a Parma e dal 2008 è in Francia, dove le sue ricerche sui cavi transoceanici in fibra ottica gli sono valsi il premio Mit Technology Review - Innovateurs de moins de 35 ans. Ogni tanto ritorna a Traversetolo, dove si è recentemente sposato, gli manca l’Italia ma, di questi tempi, difficilmente rifarebbe le valigie, «a meno che non mi vogliate come ministro della Ricerca...».
Può spiegare la sua ricerca in Francia?
Lavoro ai Bell Labs di Alcatel-Lucent, un centro di ricerca internazionale che ha letteralmente fatto la storia delle telecomunicazioni, e non solo. Come ricercatore, mi occupo di reti ottiche e studio come migliorare le prestazioni dei sistemi di telecomunicazione a lunga distanza. Come i cavi nei fondali dell’Oceano. Sì, per quanto riguarda i sistemi sottomarini, bisogna sapere che esistono moltissimi cavi che collegano Paesi e continenti. Io lavoro sia su delle soluzioni per cercare di migliorare la capacità di trasporto dati dei cavi esistenti, sia sulle soluzioni per proporre nuovi cavi ancora più efficienti.
Come ha reagito alla notizia di essere tra i migliori innovatori under 35?
Ovviamente è un bel riconoscimento e fa piacere. In primo luogo ho pensato al mio team, perché non avrei potuto fare tutto da solo. Ma questi riconoscimenti sono spesso personali e bisogna accettarlo. Poi, quando ci hanno spiegato che abbiamo la responsabilità di cambiare la vita a miliardi di persone tramite le nostre invenzioni ho pensato che forse avevano sbagliato persona.
Quando ha scelto di studiare ingegneria?
Dopo il liceo Marconi sapevo che avrei potuto fare matematica, fisica o ingegneria per poter approfondire le materie che mi appassionavano di più. Matematica e fisica mi spaventavano un po’ perché all’epoca mi sembravano troppo teoriche e perché le persone laureate in matematica che conoscevo mi sembravano un po’ matte, quindi ho optato per ingegneria. Ho scelto telecomunicazioni per imparare cose nuove, che non conoscevo. Per onestà va detto che qui lavoro con ragazzi molto bravi che arrivano da tutti i Paesi del mondo e sono veramente molto pochi quelli che possono vantare una formazione migliore di quella che ho ricevuto a Parma.
Spera di tornare prima o poi in Italia e a quali condizioni farebbe  le valigie subito?
Onestamente la situazione italiana non dà voglia di tornare indietro. Rispetto a quando abbiamo deciso di partire, 5 anni fa, le cose non mi sembrano migliorate quindi temo che per un po’ saremo solo di passaggio per le vacanze.  
Come sono trattati in Francia i ricercatori (stipendi e lavoro) rispetto all’Italia?
So che gli studenti di dottorato qui guadagnano di più ma non è di certo il parametro più importante. Credo che ci siano aspetti veramente fondamentali, come per esempio gli sbocchi professionali: formare dottori o laureati senza un’industria che li richieda è tristemente inutile.
Un esempio concreto?
Per esperienza personale posso dire che in Italia conosco troppa gente senza contratto a tempo indeterminato, invece qui in Francia mi sembra praticamente la norma. Io e mia moglie, ma in pratica tutti quelli che conosciamo qui, abbiamo un contratto a tempo indeterminato. Sono cose importanti per mettere su famiglia, ed è triste vedere a che punto la precarietà stia diventando la norma in Italia.

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