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Il ristorante di Chichibìo

Trattoria dell'Alba, tappa da gourmet

11 aprile 2013, 22:03

 I diplomi, gli attestati, le foto ci dicono che siamo in un luogo del cibo lento e corretto, quello che nasce nel territorio e percorre poca strada per arrivare in tavola. Il giovane oste elenca i piatti e ne racconta la storia ad ogni tavolo dove siedono scafati gourmet e gruppi di amici che non è difficile immaginare se ne andranno molto tardi.

 L’ambiente è caldo ed accogliente, è quello tipico della trattoria da tutti tanto amata: l’ingresso coi tavoloni per prendere un caffè o un bicchiere leggendo i giornali e poi la sala da pranzo: travi di legno al soffitto, vecchie mattonelle per pavimento, tavoli comodi con tovaglie bianche.
 La carta dei vini è un volumetto sostanzioso con referenze di grande interesse (dalle regioni italiane, dalla Francia) e prezzi contenuti; non manca, ed è bene, un settore dedicato ai vini genericamente chiamati «naturali», mentre bottiglie di annate che ormai devono essere bevute e le ultime rimaste sono chiamare «le ragazze sole» e sono offerte (speriamo non s'offendano) a prezzo molto conveniente.
La cucina, i piatti
Qui solo ricette della tradizione secondo l’uso contadino e di famiglia e dunque paste fatte in casa, cotture prolungate, carni di animali da cortile con verdure e base di soffritto. La zona è quella di confine tra Mantova, Cremona e Parma (per arrivare alla trattoria: da Colorno, a Casalmaggiore, Piadena e poi a est fino a Vho): è una zona ricca di suggestioni e di sapori tra i quali non sempre sarà facile scegliere. Per esempio, agli antipasti (6-8 euro) indirizzatevi su un’ottima culatta stagionata quasi per tre anni, di formato extra-large e di una finezza rara; assaggiate l’insalata russa fatta in casa con pezzi grossi di patate e carote; godetevi le lumache in umido con verdure. Potrete trascurare il salame locale, l’insalata di sedano rapa con maionese, i pesciolini; solo discreti mortadella e sottoli. 
Scelta difficile anche ai primi (10 euro), facilitata dalla disponibilità della cucina alle mezze porzioni: ottimo il cremoso e dolce ragù di carne Chianina battuta al coltello con morbidi maccheroncini; meno convincenti le tagliatelle con pasta di salame, verza e funghi (manca equilibrio nei sapori). Le proposte «filologiche», poi, creano qualche problema: la minestra «sporca» (brodo e pezzetti di carne di cappone, midollo, Parmigiano) ha sapore indefinito e nebuloso, più corroborante che piacevole; i tortelli di zucca ripassati al forno con soffritto e ricoperti di pomodoro sono un omaggio alla tradizione, ma sacrificano lo splendido ripieno dei tortelli. Buono il roast-beef rosato e con carne dolce, buono il coniglio al forno con rosmarino e vino bianco. 
Altri secondi (13 euro): baccalà al forno, bollito misto, punta arrotolata, oca in confit.
Per finire
I formaggi o i dolci (5 euro): sbrisolona, zuppa inglese, budino di pere e cioccolato, salame di cioccolato, semifreddo al torrone o allo zabaione, gelati di crema. Quattro piatti (bevande escluse) sui 36 euro. Menu esposto, coperto abolito, bagni alla turca.
Non mancate
Maccheroni al ragù, coniglio al forno.
 
 

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