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Strajè-Stranieri

Caso Moschea, respinto il ricorso di Piazza

13 aprile 2013, 00:40

Caso Moschea, un mese fa il Tar aveva dato ragione a Cesare Piazza. A distanza di trenta giorni, in una vicenda analoga, lo stesso tribunale gli dà torto. Un successo e una «sconfitta» per  l'artigiano nella sua  battaglia legale contro il centro islamico di via Campanini. In marzo il Tar aveva  concesso a Piazza  l'accesso ad alcuni atti amministrativi che il Comune gli aveva negato, facendo riferimento al diniego della procura. Ma quei documenti, relativi a un sopralluogo nella moschea da parte della polizia municipale, non sarebbero coperti da segreto istruttorio: da qui il via libera. Ebbene, nella sentenza depositata ieri il verdetto è opposto. Piazza è stato condannato a pagare 3 mila euro al Comune (spese del giudizio, compensate con la parte non costituita).  Piazza aveva fatto ricorso  contro il Comune e l'associazione «Comunità Islamica di Parma e Provincia» che però   non si era costituita in giudizio.   Piazza aveva segnalato al Comune, il 18 ottobre 2012, unitamente ad altri 107 firmatari, che nei giorni successivi si sarebbe svolta la cosiddetta «Festa del sacrificio», in occasione della quale si sarebbero riunite nel predetto immobile centinaia di persone. Ha precisato che, pertanto, era stato richiesto l’intervento della polizia municipale per scongiurare il verificarsi di disordini e disagi a tutela della sicurezza dei residenti.  Ha motivato il suo interesse all’accesso agli atti in quanto autore della richiesta di intervento. Il Comune si è costituito in giudizio chiedendo di rigettare il ricorso in quanto gli atti inerenti la vicenda dell’immobile di via Campanini  6/a sarebbero stati secretati dalla procura della Repubblica, poiché oggetto di indagini penali. Per il Tar, nella fattispecie, il dritto di accesso «va escluso che possa garantire un potere esplorativo di vigilanza, da esercitare attraverso l'acquisizione conoscitiva di atti o documenti, al fine di stabilire se l'esercizio dell'attività amministrativa possa ritenersi svolto secondo i canoni di trasparenza».