Sei in Archivio

Provincia-Emilia

Fabio Fabbri: "Che dolore vedere il mio Appennino franare"

13 aprile 2013, 01:37

Fabio Fabbri:

Caro direttore,
scrivo dal mio Paese devastato dalle frane. Sono consapevole che questa descrizione non serve a far comprendere quanto è accaduto. Siamo in presenza di un cataclisma che riguarda l’intero territorio e che ha provocato una mutazione morfologica destinata a durare molti anni. Come tizzanese  ringrazio la Gazzetta per gli ampi servizi con cui ha raccontato la catastrofe, ma aggiungo che solo chi si reca sul posto può rendersi conto della “magnitudine” di quanto è avvenuto e ancora sta avvenendo: ricorro in modo appropriato al termine usato per i terremoti. E’ stata anche dissestata l’intera viabilità delle frazioni, che è il collante della comunità locale. Esprimo viva gratitudine al sindaco e agli amministratori del Comune che si stanno prodigando in questi giorni, in costante contatto con la popolazione. Ringrazio, oltre ai Sindaci delle nostre Valli, anche le  autorità istituzionali che ci hanno fatto visita: il Consigliere regionale Gabriele Ferrari, gli assessori provinciali Fellini e Maggiali, i dirigenti del Consorzio di Bonifica, i tecnici e i volontari della Protezione civile. Sono rammaricato di non poter esprimere eguale gratitudine al Presidente della Regione, al Vice-Presidente della Regione con delega alla Montagna, al Presidente della Provincia ed anche al Prefetto di Parma. Aggiungo alla lista, a malincuore, i parlamentari di Parma appena eletti. Confido in un ravvedimento operoso. Ma non è tempo di polemiche. E’ tempo di guardare in faccia la realtà, che è sconvolgente. Tizzano è colpita nelle sue ordinarie condizioni di vita e nei suoi centri propulsivi: il polo produttivo di Lagrimone e il cuore turistico di Schia. Ma poiché il territorio tizzanese ha un ruolo di cerniera rispetto all’alta Valle dell’Enza, anche Palanzano e Monchio, privi di quell’arteria di fondo valle di cui si favoleggia da molti lustri, sono in ginocchio. Ed anche la zona di Corniglio, colpita da forti smottamenti, è ad alto rischio.
Soggiungo ancora che se Tizzano è l’epicentro di questo sconvolgimento idro-geologico, l’intero nostro Appennino, dunque anche la Valceno e la Valtaro, è in situazione di gravissima sofferenza. Si deve mettere finalmente in cantiere un piano generale di difesa del suolo a beneficio di tutte le nostre Terre Alte. Si destinino a questa scelta prioritaria le risorse necessarie, anche sottraendole ad investimenti che possono essere differiti o cancellati. La nostra gente dell’Appennino, che ho avuto il privilegio di rappresentare al Senato della Repubblica, è profondamente addolorata, ma non rassegnata. Rivendica il diritto di continuare a lavorare e vivere in questi luoghi; e chiede con dignità e fermezza allo Stato e alla Regione  quanto gli è dovuto per il ripristino della normalità.
Fabio Fabbri