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Provincia-Emilia

La strada del Mulino - Quel paradiso che sta sprofondando all'inferno. E quella gente straordinaria da non lasciare sola

12 aprile 2013, 11:32

La strada del Mulino - Quel paradiso che sta sprofondando all'inferno. E quella gente straordinaria da non lasciare sola

Gabriele Balestrazzi

E' “la strada del Mulino”. Che già nel nome ha un po' il sapore della favola.......Tanto più se la si scopre, nel succedersi degli anni e delle generazioni, attraverso la magia delle vacanze d'estate, la stagione in cui è più intensa la voglia, e la sensazione, di diventare  “grandi”, già a 5-6-7 anni....

Così, se all'inizio “la strada del Mulino” conduce ai bagni nell'incontaminata Parmossa (quasi un mare alla buona e privato, da immortalare con le cineprese degli anni '60), poi mano a mano diventa la scorciatoia verso i prati delle interminabili partite a calcio. E più tardi offre i nascondigli per le prime sigarette vietate, per i primi pensieri da adolescenti, le camminate orgogliose dei neopapà, con i bimbi in braccio e poi in groppa sulle spalle. Fino alle ultime tenere camminate di chi, anche dopo 60 anni, ha la voglia e la fortuna di poter procedere ancora mano nella mano.

A un certo punto, dopo una curva, i prati che scendono a bordo della strada spalancano un mare verde azzurro che si spinge fino alla vista del Monte Fuso: un'oasi di natura e di silenziosa pace, per riappropriarsi di sé dopo le corse dei mesi in città.  La stessa curva che ora, nelle foto che mi hanno gelato il sangue, vedo sprofondare come verso un inferno, di fango e distruzione.

La gente di quei luoghi non è sempre espansiva. E neppure è disposta, per blandire i provvidenziali turisti, a snaturarsi. A Schia, ho visto gli addetti allo skilift spiegare irremovibili, ad uno sconcertato sciatore-studente di Milano, che a quell'ora gli impianti chiudevano un'ora per la pausa pranzo. E a lui che chiedeva allora come fare per raggiungere l'impianto dove aveva parcheggiato l'auto, rispondevano con naturalezza: “Vieni a mangiare un panino e a bere una birra insieme a noi. E poi ripartirai più comtento”.

Eppure ti sanno aprire il cuore. Come a Musiara Inferiore,  il piccolissimo paese 300 metri prima della frana nella strada del Mulino, dove da decenni i residenti spartiscono con i villeggianti le tavolate, le briscole, ma soprattutto la gioia semplice dello stare insieme e del rispettarsi a vicenda.

E' gente capace di grandi lezioni. Da Tizzano è partito il più importante politico di Parma degli ultimi decenni: il ministro Fabio Fabbri, titolare della Difesa con i mezzi militari davanti alla casa all'ingresso del paese, che oggi affida a una lettera sulla Gazzetta il dolore per il suo Appennino che frana. E pochi metri più in là, ci sono le radici di una donna forte e straordinaria che tutta Parma ha imparato a conoscere: Paola Pellinghelli. Lei, la sorella Patrizia, la nonna Lisetta hanno voluto che il piccolo  Tommy trovasse proprio lì la pace del suo sonno innocente: nel piccolo cimitero dove d'estate lo coccolano il verde e l'azzurro, mentre l'inverno gli rimbocca ogni anno una candida coperta di neve.

“La strada del Mulino” è solo un simbolo, un esempio preso a caso. E' un piccolo spicchio di quel paradiso che stiamo perdendo (e che forse tutti non abbiamo mai difeso e valorizzato a dovere) e di quella sofferenza umana che oggi si sta vivendo anche a Boschetto, Capriglio, Lalatta, Signatico, Berceto e un po' in tutto l'Appennino.
Non guardiamo solo i titoli dei nostri articoli o i numeri pur mostruosi dei danni: guardiamo i visi di questa gente orgogliosa e dignitosa, che non starà ad aspettare l'aiuto degli altri. Il messaggio di ieri di Schia (che tempo permettendo aprirà gli impianti nel weekend, nonostante tutto) è una lezione stupenda da quel piccolo Paradiso oggi lacerato e ferito. Gente da ammirare: gente che non si è fermata a piangersi addosso e che si è subito messa al lavoro, con case abitate da 50 anni e svuotate in un pomeriggio. Ieri sera, i messaggi ad Agorà di Tv Parma chiedevano quasi tutti la stessa cosa: "Non lasciateci soli". Ed è la prima cosa che possiamo e dobbiamo fare: non lasciamoli soli.