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Lavoro scaccia-crisi: le aziende incontrano trecento studenti

12 aprile 2013, 23:07

Lavoro scaccia-crisi: le aziende incontrano trecento studenti

Vittorio Rotolo

È un modo pratico per agevolare l’ingresso delle giovani leve, sempre più disorientate dalla crisi, nel mondo del lavoro.
L'obiettivo è tanto semplice quanto concreto: si tratta di mettere i giovani  direttamente in contatto con le aziende. Che raccolgono curriculum, illustrando le prospettive di carriera e i profili più ricercati all’interno dei rispettivi gruppi.

Un punto d'incontro ideale
E' «Placement Day», iniziativa promossa dal Dipartimento di Economia dell’Università di Parma (con il supporto organizzativo di Junior Enterprise Parma) e punto di incontro ideale tra la domanda di laureati e laureandi e l’offerta delle imprese.
Circa trecento gli studenti che, ieri, hanno avuto la possibilità di confrontarsi con i responsabili delle risorse umane di alcune tra le più prestigiose aziende internazionali. «Realtà che sono il segno tangibile di un mercato occupazionale che continua a scommettere sul talento dei giovani – spiega Guido Cristini, pro rettore dell’Università di Parma –; il Dipartimento di Economia, nella nostra città, esprime ogni anno un bacino di 900 laureati: l’attività di Placement punta a dar loro risposte concrete, esaltando la capacità di fare rete tra Università, associazioni e imprese».

Le aspettative dei giovani
Al centro di questa edizione del «Placement Day» pure i risultati di una ricerca, condotta su un campione di 650 studenti del nostro Ateneo. Tema: le aspettative rispetto alla futura vita lavorativa. Dall’inchiesta, coordinata da Beatrice Luceri, docente di Marketing internazionale, emergono due elementi che i giovani ritengono basilari nella scelta di un posto di lavoro: il disporre di un percorso che ne favorisca lo sviluppo delle competenze e la correttezza nei rapporti interpersonali. L’84 per cento degli intervistati fissa in due-quattro anni la durata corretta del primo rapporto di lavoro, mentre solo una componente marginale (12 per cento) ritiene che il primo contratto possa equivalere ad una sistemazione a vita.

I miti da sfatare
«Questa ricerca ci consente però anche di sfatare alcuni miti, che i nostri ragazzi hanno ereditato dalla generazione precedente – afferma la Luceri – la maggior parte di loro preferirebbe fare un’esperienza lavorativa in Inghilterra (24%) o Stati Uniti (18,7%) e, in virtù di ciò, pensa che la conoscenza dell’inglese sia fondamentale. In realtà le economie che, negli ultimi tempi, fanno registrare i tassi di crescita più elevati sono proprio quelle di madrelingua non inglese: Brasile, India e Cina».
«Un altro aspetto interessante – aggiunge la docente – è legato al fatto che la metà degli studenti interpellati abbia già iniziato a informarsi sulle opportunità di lavoro, privilegiando il web e la conoscenza di manager ed imprenditori. Che, insieme ai docenti, risultano le persone più indicate cui chiedere consigli».
 

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