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Mirante fiero: "Un onore essere il portiere del Centenario"

12 aprile 2013, 12:20

Mirante fiero:

Sandro Piovani

Ormai ci siamo. Sì, parlando con Antonio Mirante si capisce di avere a che fare con un portiere maturo e consapevole. Senza più bisogno di scudi o difese d'ufficio. E si capisce anche che la stagione 2012-'13 è stata importante per lui. Perché Mirante, in questo campionato ad andamento alterno, ha superato senza difficoltà evidenti sia un paio di problemi fisici che tecnici. E affronta tutti questi temi con la giusta serenità. Roba non da poco per un portiere, che spesso ha nelle mani il destino di una partita. «Purtroppo ho avuto quell'infortunio a Firenze che mi ha un po' frenato - spiega il portiere crociato a fine allenamento -, ma sino ad ora sono contento di questa stagione. Come ho già detto in altre interviste, ho avuto la fortuna di avere un preparatore che ha capito dove dovevo migliorare. Mi ha fatto lavorare tanto a livello strutturale e mi ha anche molto stimolato. Un modo diverso di approcciare al lavoro».

La sensazione è che in questa stagione lei abbia sopportato meglio anche gli inciampi che inevitabilmente, prima o poi, capitano a un portiere. E' l'anno della sua maturità?
«Con il passare degli anni, quando uno fa un errore riesce ad accantonarlo prima e meglio. E a non farselo pesare nelle gare successive. Lo sconforto c'è, ma c'è anche la consapevolezza di avere certe qualità e soprattutto si ha subito voglia di far vedere quanto realmente si vale».

Lei è uscito dagli spogliatoi dicendo “chiedo scusa, ho sbagliato”. Qualche volta invece si è sentito attaccato ingiustamente?
«Sono sempre molto critico nei miei confronti. Con il preparatore e gli altri portieri riguardiamo spesso le partite. E sono più le volte che ho visto degli errori che non hanno visto gli altri. E' una qualità che mi ha trasmesso il mio allenatore. E quell'uscita (“scusate ho sbagliato” ndr) l'avrei fatta anche negli anni scorsi. Perché non appena sono arrivato al Parma ho capito che la piazza, la città erano ideali per avere qui una lunga carriera. E così ho sentito subito mio questo ambiente. Anche perché mi dava l'opportunità di legarmi a questa squadra. Così, in quel momento di difficoltà generale, dove avevamo fatto solo tre punti in nove gare, vedendo la squadra che giocava bene e non meritava di perdere, fare quell'errore mi è dispiaciuto moltissimo».

 

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