Sei in Archivio

Parma

Nuovi poveri, la crisi travolge il ceto medio

13 aprile 2013, 01:39

Nuovi poveri, la crisi travolge il ceto medio

Giulia Viviani

Aumenta la crisi, cambiano i profili delle persone che si trovano a fare i conti con la povertà.
Per riflettere sulle criticità sociali che la situazione economica ha fatto emergere e cercare spunti di riflessione sulle politiche sociali possibili e necessarie si è svolto ieri nei Voltoni del Guazzatoio della Pilotta il convegno «Nuovi poveri. La crisi e le capacità di risposta», promosso dalla rete «Volontari per il lavoro» e dall’Università di Parma, col patrocinio di Regione, Provincia e Comune di Parma.
Affluenza sopra le aspettative, per un tema che ha evidentemente bisogno di essere sviscerato, soprattutto da parte degli addetti ai lavori: sociologi, assistenti sociali, istituzioni e volontariato. Si parte come sempre dai dati che cercano di fotografare la crisi ma che vanno saputi leggere.
Secondo il rapporto di novembre scorso dell’Osservatorio su Economia e Lavoro di Ires Cgil Emilia Romagna, in provincia di Parma il tasso di disoccupazione a fine 2011 sarebbe sceso leggermente rispetto all’anno prima, passando dal 4% al 3,7%. Confortante? No, perché questo numero non tiene conto delle persone che il lavoro hanno smesso di cercarlo, le cosiddette «non forze lavoro», donne soprattutto, ma anche cassintegrati a zero ore. Con loro, la percentuale salirebbe dal 3,7 al 5,7%.
 Ma chi sono i nuovi poveri? «C’è soprattutto una categoria - ha spiegato Giovanni Battista Sgritta, docente de La Sapienza di Roma - che caratterizza il cambiamento nelle fasce di povertà ed è rappresentata da coloro che pur lavorando, non riescono a sopravvivere. Quel ceto medio che non rientrava nelle statistiche sulla povertà del dopoguerra e tantomeno in quelle degli anni Ottanta ma che è stato travolto dalla crisi e non ha gli anticorpi per fronteggiarla. Ad aggravare il tutto si aggiungano anni d’insolvenza e irresponsabilità sistematica della classe politica che poteva agire quando c’erano i soldi con politiche familiari efficaci».
Il welfare non è più chiamato solo a rispondere all’improduttività, quindi, ma anche alla precarietà: «Ci stiamo muovendo per riorganizzare completamente il sistema di assistenza dei servizi sociali - ha detto l’assessore comunale alle Politiche Sociali, Laura Rossi. - Certi cambiamenti li avevamo già registrati da tempo: l’utente tipo non è più quello che si trova senza lavoro per proprie fragilità e che va accompagnato in un percorso. La gente viene a chiedere aiuti concreti, ci stiamo attrezzando per dare risposte immediate a chi ha bisogno».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA