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Viaggi

Tharros, il tempo si è fermato tra i due mari

12 aprile 2013, 22:06

Tharros, il tempo si è fermato tra i due mari

Patrizia Ginepri

Quando si arriva alle rovine di Tharros si intuisce subito che questa città è nata e vissuta così a lungo anche grazie al favore dei venti. E’ un luogo particolarmente adatto all’approdo, con il mare aperto da una parte e il riparo del golfo dall’altra. L’area archeologica si trova nel comune di Cabras, in provincia di Oristano, all’estremità della penisola del Sinis, che termina con il promontorio di Capo San Marco.
In quest’oasi incontaminata della Sardegna natura e storia si intrecciano e la prima sensazione che si prova è quella di aver fatto, improvvisamente, un salto all’indietro nel tempo. Percorrendo a piedi la strada sterrata (un percorso breve, in leggera salita lungo la collina di Su Muru Mannu, il grande muro) si raggiunge l’ingresso del sito. Il primo colpo d'occhio è il lungo tratto di spiaggia sulla destra, spesso dominato dal maestrale. Il profumo di mare e fiori è intenso, i colori vivaci.
La primavera, in effetti, è la stagione ideale per visitare questo luogo: prati verdi, spiagge deserte, clima ideale. Ma ecco il punto di partenza: le rovine si estendono sulla sinistra, sulla riva  che scende verso il mare, mentre a destra una salita ripida porta alla torre spagnola. La costruzione, ben conservata, svetta di fronte all’istmo che divide l’impetuoso mare aperto dalla quiete del golfo di Oristano: un paesaggio mozzafiato. Vale la pena raggiungere la sommità per ammirare il panorama.
All’ingresso dell'area archeologica sono collocati il punto informativo, quello di ristoro, la biglietteria e un piccolo negozio di souvenir. Il ticket costa 7 euro e comprende la visita guidata di circa un’ora e il pass per il museo di Cabras. Ad accompagnare i visitatori in una tranquilla mattinata di inizio aprile è Lucia, giovane archeologa competente e appassionata, che fa parte del consorzio turistico di Cabras.
Alcune fonti sostengono che Tharros fu fondata dai Fenici nel VIII secolo avanti Cristo. Ma di recente la tesi è stata riveduta e sottoposta a considerazioni più accurate, soprattutto dopo alcuni rinvenimenti. Un muro sommerso lungo circa 100 metri sembra facesse parte di una struttura portuale ben più antica dell’epoca fenicia. Infatti, nel 1200 avanti Cristo il livello del mare salì, inghiottendo ciò che era stato costruito. Oggi le rovine sono museo all’aria aperta.
Ciò che è possibile vedere risale soprattutto al periodo della dominazione romana o della prima cristianità. Ci sono il tophet, le terme, le fondamenta del tempio e una parte dell’area con case e botteghe artigiane. E ancora il serbatoio di distribuzione dell’acquedotto della città e la canalizzazione fognaria ancora in ottimo stato di conservazione. La maggior parte di oggetti e monili recuperati a Tharros sono custoditi nei musei archeologici di Cagliari e di Cabras.
 

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