Sei in Archivio

Sport

"Toscanini" oggi dirige, ma fuori dal campo

13 aprile 2013, 23:21

Vittorio Campanini

Nell’immaginario dei tifosi crociati, Fausto Daolio è tuttora uno dei giocatori più amati. Eroe del primo spareggio di Vicenza, Daolio è per tutti il «Toscanini» del Parma, per il suo modo di guidare la squadra, proprio come un grande maestro d’orchestra. Per ironia della sorte, Daolio è nato nella reggiana Guastalla ma la sua «parmigianità» è assoluta e indiscussa. Il suo amore con la maglia crociata data dal 1972, quando approdò alla corte dell’allora Ds Gigi Del Grosso. «Fui io – racconta Daolio – a propormi al Parma. Via dal Milan, dove ero calcisticamente cresciuto e dove avevo debuttato in serie A, passai al Verona, per poi giocare con Alessandria, Lecco e Salernitana. A 26 anni volevo avvicinarmi a Guastalla, città dove i miei genitori gestivano un negozio di abbigliamento. Fui accontentato, al Parma rimasi cinque stagioni e fu davvero grande amore».
«A Milano ho avuto la fortuna di avere un maestro come Niels Liedholm e compagni come Prati, Vecchi, Maldera e il grande Nevio Scala. Con loro vinsi l’unico titolo Primavera del Milan, nella stagione ‘64/’65, per poi bissare il successo, l’anno seguente, nel campionato De Martino».
Daolio è l’animatore degli incontri e delle iniziative che coinvolgono gli ex di Parma e Milan. «Il Milan rappresenta la mia gioventù e spesso mi faccio promotore di revivals. Il prossimo sarà a Milanello, a maggio. La stessa cosa succede con gli ex crociati e quest’anno che corre il centenario della fondazione del Parma, non intendo perdere un evento ed anzi sono a sollecitare gli ex compagni a partecipare». A 35 anni Fausto si ritira, dopo aver disputato l’ultima stagione con il Viadana, in serie D. «I miei genitori, che avevano ereditato una storica bottega di abbigliamento, si trovavano ad un bivio: potenziare l’attività di nonno Alfredo o passare la mano. Dico la verità, non mi sarebbe dispiaciuto intraprendere la carriera di allenatore. Ma il negozio, aperto nei primi del novecento, rappresentava un retaggio affettivo troppo forte e allora decisi di mettere a frutto il mio diploma di ragioniere. Però non volevo abbandonare il calcio e allora la mattina mi alternavo fra libri contabili, magazzino da sistemare e stoffe da vendere e al pomeriggio provai a fare l’allenatore delle giovanili. Prima nella Reggiana, poi nel Parma. Purtroppo – prosegue l’ex mezzala crociata - la crisi ha coinvolto anche il settore abbigliamento e con grande rammarico, nel 2010 ho dovuto chiudere l’attività, anche se non ho ancora perso la speranza di riaprirla. Così ho deciso di conservare le pezze di tela più pregiate, quelle che erano un po’ il vanto del negozio. Non si sa mai».
Una attività che si è incrociata negli anni con le vicende del Parma. «Sì – risponde Daolio – quando il grande Parma vinceva in Italia e in Europa, non mancavo mai di esporre in vetrina la mia vecchia maglia crociata, suscitando invidia nei guastallesi di fede calcistica granata». Da allenatore delle giovanili crociate Daolio ha allevato centinaia di giovani calciatori, alcuni dei quali si sono poi affermati. «Con Cornelio Donati, «Pelino» Polli, Filippo Fabbri e Giovanni Manzani ne abbiamo tirati su di ragazzi ed è stata una grande soddisfazione vedere i vari Rossi, Cigarini, Lupoli, Savi, affermarsi. Ho allenato anche Cerri, un ragazzo che mi ricorda molto il grande attaccante rossonero Sormani. Adesso faccio l’osservatore e sono soddisfatto che al Parma sia arrivato di recente Masetti, un difensore nato come me a Guastalla che si sta facendo onore nei Giovanissimi».