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Guidolin visto da...Guidolin

13 aprile 2013, 21:47

Guidolin visto da...Guidolin

Vanni Zagnoli

Riccardo Guidolin per tre anni è stato tecnico del settore giovanile del Giorgione, società di serie D: abita a Castelfranco Veneto, a 200 metri dal campo dove Francesco iniziò a giocare, negli anni ’70, e ad allenare, un quarto di secolo fa, grazie al suocero Raul Pietribiasi, che era presidente.
Da luglio il primogenito del tecnico dell’Udinese si è trasferito in Inghilterra, al Watford, da questa stagione di proprietà della famiglia Pozzo.
Nel Trevigiano guidava gli esordienti, classe ’99, ora è assistente in due squadre, in particolare dei giovanissimi. “E’ là a farsi le ossa”, conferma il ds bianconero Fabrizio Larini, parmigiano di 60 anni.
Riccardo, a Londra ha raggiunto il fratello Giacomo, 23 anni.
“Da alcuni mesi muove i primi passi da procuratore”.
Sul campo lei sembra il padre, dà lezione di tattica anche ai bambini.
“Amo molto la strategia di gioco, anche parlarne con lui”.
Perchè non ha fatto il calciatore?
“Non ero così portato e avevo il dubbio che mi impiegassero solo per il cognome che porto. Indubbiamente subisco il fascino del papà allenatore”.
Che però somatizza tanto, al punto che a maggio, dopo la seconda qualificazione al preliminare di Champions League voleva fermarsi un anno. Stavolta si fermerà davvero?
“Da tempo al termine di ogni campionato se lo chiede regolarmente, poi continua. A me lo stress non spaventa, cerco di aiutarlo a soffrire meno, peraltro quella carica totalizzante è la sua forza”.

Ha sempre allenato al Nord, escluso a Palermo, in tre tempi.
“Scelse una società grossa, com’è ancora il Palermo, il presidente Zamparini aveva notevoli possibilità economiche. Fece quel che doveva, si è visto successivamente che oltre il quinto, sesto posto i rosanero non sono mai andati. Ricordo il Barbera nella stagione della promozione e della prima serie A, era uno stadio fantastico, soprattutto in B venivo quasi sempre alle partite interne. L’atmosfera irretiva persino gli avversari, non si è più rivisto quel pubblico”.
Come figlio di un grande tecnico, quali privilegi si hanno?
“Siamo stati assieme alle ultime 17 finali di Champions League, da Roma ’96, con il successo della Juve ai rigori sull’Ajax. Ancora non ho allestito la bacheca dei biglietti, conto di prolungare la serie a oltranza. Il momento più bello quando a Bologna mi fece conoscere Roberto Baggio, ero così emozionato che volevo evitarlo”.
Papà che squadra tiene?
“Da giovane era dell’Inter, anch’io, ma ben presto mi sono appassionato alle sue squadre”.

Nicolò Prandelli è al Parma da tre stagioni, aveva lavorato nella Fiorentina con papà Cesare, come preparatore atletico, dall’Europeo lo fa pure in nazionale. Lei affiancherà papà?
“Non ci ho mai pensato, non credo. Potrei avere solo un ruolo marginale, diversamente non mi sentirei a mio agio”.
Che ricordi ha dell’anno e mezzo a Parma?
“Splendidi. Aveva riportato la squadra crociata in serie A con una giornata di anticipo, rammento la festa a Cittadella. Poi aveva conquistato un ottavo posto di notevole livello”.
I suoi denigratori dicono sia un perbenista, troppo educato per essere vero...
“E’ proprio così, invece. Con lui non si sgarra. Ricordo quando Taribo West lanciò a terra la maglia dell’Inter, succedesse a un giocatore dell’Udinese, con papà avrebbe chiuso”.
In casa ha una pietra della Parigi-Roubaix, la sua corsa preferita.
“E’ davvero malato di ciclismo, guarda qualsiasi corsa”.