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Fotografia

Natura, meraviglia senza fine

13 aprile 2013, 22:05

Natura, meraviglia senza fine

Manuela Bartolotti

Siamo ancora qui? A guardare nello specchio retrovisore la vita affollata e affrettata tra le auto? Facciamo un giro al Forte di Bard (Aosta, fino al 5 maggio), in quell’avamposto del cielo dove si possono ammirare le immagini dei fotografi vincitori del premio Wildlife Photographer of the Year 2012, organizzato dal Natural History Museum di Londra in collaborazione con il Bbc Wildlife Magazine. Scopriremo di essere infinitamente piccoli e distratti, circondati da una bellezza sconvolgente di colori, di forme, di combinazioni colte solo dall’occhio rapace del fotografo. Lo scatto del canadese Paul Nicklen (premio Veolia) sembra un quadro fiammingo con un catalogo di creature marine affollate verso la superficie. Ha immortalato la poesia della profondità blu, il regno invisibile delle acque.
La fotografia ancora si lascia sedurre dall’arte e scopre nella natura imprevedibili astrazioni, come in «Sands of time» di Maitland e i suoi variopinti microrganismi al microscopio, o le strisce di luce tra i pini scozzesi di Sandra Bartocha. Nella sezione «Animali nel loro ambiente» prevalgono i soggetti unici, ma catturati in un’inaspettata combinazione atmosferica, di sfondi e luminosità. Nei «paesaggi selvaggi» si va dalle vedute suggestive per le particolari condizioni climatiche a scene davvero surreali, elaborate dai tempi di posa, dalle aperture di diaframma.
Deve essere stato davvero complesso il compito della giuria nello scegliere tra scatti di così elevata qualità per l’originalità del soggetto (ad esempio il topino che si fa lo snack di mezzanotte su una cucina a gas di Alexander Badyaev), per le difficoltà di cogliere l’istante «magico» (la volpe che si lancia sulla preda di Richard Peters) o la scena impensabile e irripetibile (l’orso che si arrampica sulla scogliera tra pinguini e gabbiani di Jenny E Ross).
Poi ci sono le immagini di reportage ecologico e giornalistico che documentano la violenza dell’uomo nei riguardi della natura, alcune delle quali estremamente drammatiche, oppure quelle più tradizionali e romantiche di Medvedev, vincitore del premio Eric Hosking.
Stupefacenti infine i giovani (15-17 anni) con l’artistico primo classificato «Gabbiano di città» di Eve Tucker, un incanto di linee e di pace o il vincitore della sezione 11-14 anni del Premio Veolia, Owen Hearn con la sua aquila e aeroplano sullo sfondo.
Quest’anno due soli italiani: Fortunato Gatto con la sua isola scozzese avvolta nella foschia e il sud tirolese Hugo Wassermann con l’upupa all’estremità di un ramo nella nebbia. I protagonisti del resto non sono i fotografi, ma nemmeno le foto con i loro tagli, con gli artifici di luce e di posa, con gli effetti suggestivi.
I protagonisti sono gli animali, i paesaggi. Al centro c’è il mondo, il creato di cui l’uomo è custode. E insieme osservatore ammirato, stupito. Lo scopo di questo premio e di questa mostra annuale è di sensibilizzare all’ambiente, alla sopravvivenza del selvaggio.
Allora? Siamo ancora qui a correre sull’asfalto? A buttare la sigaretta ai margini del bosco? Ad incendiare, avvelenare la nostra stessa esistenza? E’ sacro lo sguardo di una tigre, il fungo nel sottobosco, il volo ad ali spiegate del gabbiano. Che ci crediate o no, in questo immenso, in questo macro e microscopico universo, c’è Dio. O almeno il suo alito di luce. Non si può ignorarlo. Buon viaggio allora nella creazione. Al Forte di Bard.