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Provincia-Emilia

"Noi che di notte sentiamo le rocce sgretolarsi e non dormiamo". E salgono a trenta gli evacuati

15 aprile 2013, 14:08

Chiara Cacciani
Lo sanno che di notte, là fuori, ci sono le sentinelle a vegliare: i volontari della Protezione civile che aggiungono ai loro occhi la luce della torre-faro puntata sulla frana di Capriglio. Ma la paura è una brutta bestia, soprattutto dopo che si è visto l'incubo diventare rapidamente realtà sotto i propri piedi. "Qui si dorme un paio d'ore. Appena prendi sonno senti i rumori, le rocce che si sgretolano. E la preoccupazione è tanta, tanta davvero".
Massimiliano Manici ha 41 anni e a Capriglio ha la sua vita, la sua attività e- vorrebbe – il suo futuro. "Ho deciso di mettere radici qui, di investire qui, e qui voglio lavorare, continuando a dare uno stipendio ad altre sette famiglie. Siamo in ginocchio ma non ce ne andiamo, proviamo a resistere: ma abbiamo bisogno di non essere abbandonati". Lui che ha una piccola impresa edile racconta delle strade messe ko dalle frane, dei telefoni muti da una settimana, e del suo capannone che si affaccia ormai sul baratro. "Oggi la situazione sembra assestata, però è giù a valle che la terra continua a muoversi. Vediamo la montagna sgretolarsi, e i terreni trascinati verso la sponda del torrente".
Era una montagna amica, quella a cui erano abituati a guardare dai loro balconi verdi: "Che fosse zona di frana non l'abbiamo mai saputo: non ci sono mai stati cedimenti, neanche piccoli. Nè a mia memoria nè ascoltando i racconti degli anziani. Questo è stato tutto causato dalla mancanza di lavori. Ma le colpe non le abbiamo noi paesani: i prati che sono scivolati a valle sono tutti coltivati, con danni enormi per chi vive di agricoltura". Le colpe, semmai, le danno "all'Amministrazione in carica fino a qualche anno fa: non ha mai fatto investimenti e interventi, e le nostre segnalazioni sono sempre cadute nel vuoto. Dopo un sopralluogo tutto rimaneva come prima, anche quando continuavamo a ripetere che ad ogni pioggia le nostre strade diventavano torrenti per la mancanza di scoli. Di fatto siamo stati abbandonati a noi stessi". Ma la rabbia è anche contro "quei tecnici Iren che arrivano qui con le scarpe da ballo, non voglio sporcarsi di fango e ci dicono di aspettare: quando la gestione dell'acquedotto era comunale era tutto diverso".
A vedere coi propri occhi c'è andato appena ha potuto, il medico parmigiano Alberto Dardani. A Musiara Superiore e a Schia la famiglia materna è di casa da generazioni. "E' una terra a cui sono molto affezionato e che sento molto mia: volevo rendermi conto della situazione – racconta - La nostra abitazione è a 500 metri dalla frana: ti senti in balia degli eventi". Parla di impotenza e rabbia, Dardani: "Il senso di insicurezza che coglie di fronte alla forza della natura è grande: ti manca la terra sotto i piedi, in tutti i sensi. E' impressionante vedere la località di fronte a Boschetto su un cucuzzolo, con tutta la montagna crollata sotto. Ed è qui che monta la rabbia verso chi ha governato il territorio e non ha mai fatto interventi". Non è invece ancora salito a Schia il commercialista Alberto Cacciani: anche la sua famiglia è legatissima al territorio, "e quello che ho visto tra immagini e video mi sembra un dramma". "Già una settimana fa avevo fatto un giro in bicicletta sulle colline tra Langhirano e Felino e avevo visto i primi effetti sulle strade di queste piogge eccezionali. Ma in Appennino le conseguenze sono ovviamente maggiori". Non è Schia a preoccuparlo più di tutto: "Per luglio, quando arriveranno i villeggianti, c'è tempo per recuperare la funzionalità  e rabberciare quanlche strada. Il problema grande è la viabilità "normale", è la vita quotidiana di chi abita il territorio. L'Appennino rischia di morire". 

 

IL BOLLETTINO DELL'EMERGENZA

Sale a 30 il numero di persone evacuate dalla zona di Tizzano sull’Appennino Parmense a causa di frane e smottamenti che ancora non si sono assestati, come nella zona di Capriglio, una delle criticità maggiori.
La Provincia attraverso i Comuni ha raccolto 531 segnalazioni di cui 37 idrauliche, ma complessivamente quelle censite dall’Agenzia regionale di Protezione Civile (comprensive anche delle denunce di Servizio Tecnico di Bacino, Aipo e Consorzio di Bonifica) sono 557.
Gli edifici distrutti o fortemente danneggiati sono 5, 3 abitazioni e 2 unità produttive. 7 le provinciali interrotte di cui due in due punti, 6 invece le strade comunali inghiottite dalle frane e alle quali non c’è al momento alternativa, 6 dunque le località isolate per interruzione viabilità comunale: Lasagnana (Tizzano Val Parma) totale 9 persone con minori e anziani; Malora (Neviano degli Arduini): 2 abitazioni raggiungibili solo a piedi; Guardasone (Traversetolo) 1 abitazione (Strada dei Laghi); Trinzola di Castione Baratti (Traversetolo) (10 seconde case e 4 residenti); Case Prinzera (Fornovo di Taro),  Bersatico (Lesignano de’Bagni).
Intanto nella giornata di oggi continueranno gli incontri e i sopralluoghi cion tecnici ed esperti, per valutare le situazioni di dissesto a partire dalle maggiori criticità ovvero Capriglio e Boschetto. Nel Cornigliese a Signatico la situazione è in miglioramento.