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Parma

Pd-5 Stelle: a Parma prove di dialogo

16 aprile 2013, 00:32

Pd-5 Stelle: a Parma prove di dialogo

Prove tecniche di dialogo fra mondi finora distanti ma che quando si incontrano sembrano non essere poi così tanto diversi, nemmeno ai diretti interessati. È ciò che è andato in scena ieri alla Corale Verdi, dove i movimenti politici «Io cambio» e «Prossima Italia» hanno provato a mettere faccia a faccia due «alieni»: Giuseppe Civati, giovane neodeputato lombardo del Pd che vuole dare voce all'avanguardia del partito, e l'ancor più giovane Marco Bosi, capogruppo del Movimento 5 stelle in consiglio comunale a Parma. A moderare l'incontro, il capogruppo del Pd in Comune Nicola Dall'Olio.
Fosse per Civati e Bosi, probabilmente il Paese avrebbe già un governo. I punti di accordo ieri sono stati più di quelli di distinzione: dalla trasparenza alla legalità, dall'ambiente ai costi della politica, dal lavoro al conflitto di interessi, e soprattutto la volontà di tagliare fuori Berlusconi. La parola chiave è «fiducia»: un elemento, però, ancora mancante, ma indispensabile per instaurare un dialogo che porti a qualcosa di concreto per l'Italia. In questo senso, Civati non ha risparmiato critiche al suo stesso partito, al quale ha contestato un atteggiamento talora un po' «snob» e ha rimproverato di non aver ancora voluto costituire le commissioni parlamentari, cosa che ha definito «un errore clamoroso». Per il deputato, però, i grillini devono scendere dall'Aventino: «Quando durante la diretta streaming fra Bersani e i 5 stelle ho sentito questi ultimi che dicevano che sul merito erano d'accordo, ho pensato che era fatta. Poi però hanno aggiunto “il problema è che non ci fidiamo”. Ma ci riusciamo o no a dare una sterzata rivoluzionaria creativa? A fare quello che sia noi che voi abbiamo promesso in campagna elettorale? Occorre un'operazione di confronto, perché se non facciamo così, anche nel Pd finirà per passare il messaggio che bisogna fare il grande accordo con Berlusconi». Un'eventualità che per Civati è una sciagura, ma che «diversi nel mio partito non vedono l'ora di fare. Ma perché le grandi intese dovremmo farle con Berlusconi e non con il M5S?». Che adesso si stia presentando «un'occasione storica per fare quello che non si è fatto in vent'anni» l'ha sostenuto anche Dall'Olio.
«Il governo è un enigma», ha riconosciuto Bosi, che ha ammesso: «Se fossi in parlamento avrei paura a credere a chi dice di voler fare ciò che non ha fatto per tanto tempo». Ma ha riconosciuto anche che questo è il momento delle «opportunità». Tuttavia, ha messo in chiaro, «l'accordo su una figura come Bersani è impensabile: non è una persona a cui darei la mia fiducia». E qui ha contestato al Pd di non aver saputo sbloccare la situazione: «Mi sarebbe piaciuto se in queste settimane fosse venuto fuori un nome che ci mettesse in difficoltà, così come è successo con Grasso per la presidenza del Senato. Cerchiamo di ripetere questo gioco, sia per il governo che per il Quirinale. Ma mi piacerebbe che non fossero persone dei partiti».
Di sicuro, sul nome per il Quirinale una convergenza potrebbe anche esserci, visto che è lo stesso Civati a confidare che «dei dieci nomi proposti dai grillini, sette o otto mi piacciono». Ma per accordarsi su come procedere, occorre sgomberare il campo dalle contestazioni di mancanza di democrazia interna al M5S: «L'impressione è che ci sarebbe una volontà di andare verso un accordo di merito - ha osservato Dall'Olio - ma che qualcuno freni, che qualcuno conti più degli altri». Il riferimento, ovviamente, è a Grillo. «A livello locale non c'è mai stata alcuna interferenza - ha assicurato Bosi - e a livello nazionale è chiaro che influisce. Ma chi crede che il Movimento 5 stelle sia solo Grillo, non ne coglie l'essenza». E alle espulsioni di Grillo ha contrapposto quelle da parte del Pd «di tutti coloro che in Piemonte si sono opposti alla Tav».