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Dal Trentino a Parma: una vita di lavoro e di successo

17 aprile 2013, 00:01

Dal Trentino a Parma: una vita di lavoro e di successo

Chiara Pozzati

Un paio di zoccoli e una valigia zeppa di speranze e poco altro. Poi un «Guzzino», una Moto Guzzi 125 rosso fiammante. Tutto il mondo di Carlo Vender parte da qui. Trentino fino all’osso, innamorato di quella Parma che l’ha accolto «quando non era Food Valley, ma città stremata dalla guerra che offriva pane duro e gente perbene».  E lo storico fondatore di Vender di via Emilia ovest si racconta 60 anni dopo la nascita dell’azienda. Basta osservare gli occhi vivaci, le mani che cullano le parole e la sua scrittura di un tempo, elegante e arzigogolata, per accorgersi che la vita di Vender è straordinaria.
«Pur nella mia ordinarietà» dice con modestia. Tutto nasce nel cuore dell’Oltretorrente, in piazzale Inzani: «il mio primo "buco", 20 metri quadrati per inventarmi una nuova professione». Già, la primissima sede di Vender ha trovato casa in un ex negozio di materassi a poche decine di metri dall’Annunciata. Ma prima di arrivare lì, Carlo di chilometri ne ha macinati parecchi. Nato a Rumo in Val di Non, ha perso la madre ancora bambino.
Il padre disoccupato l’ha affidato ad un collegio di missionari «dove oggi sorge la prestigiosa sede del quotidiano Adige», precisa con orgoglio.
«Ecco perché pensavo di diventare un missionario e partire alla volta dell’Africa», dice con un pizzico d’ironia. «Sono cresciuto in fretta, degli ultimi anni dell’adolescenza ricordo solo i boati delle granate».
Quelle della seconda guerra mondiale. «Quando il mio collegio venne bombardato, i tedeschi mi prelevarono e portarono a Fai della Paganella. Lì rimasi dal ’40 al ’45 e lavorai come addetto alle radiotrasmissioni, mi occupavo soprattutto di montaggio. Nel ’46 arrivai finalmente a Parma, per raggiungere lo zio che possedeva una piccola ferramenta in via Mazzini».  L’86enne iniziò come commesso: «pochissime lire e la Moto Guzzi 125 per spostarmi. E’ stata un’ottima palestra di vita, dura ma istruttiva. Fino a ché lo zio non mi invitò a «spiccare il volo» per così dire». A quel punto il «Guzzino» è diventato il suo fedele destriero per intercettare clienti e rifornirsi di materiali tra Parma, Piacenza, Bologna, Milano («ma sono arrivato fino a Cortina»). Nel 1953 decise di specializzarsi nel ramo dei termosanitari e trovò casa in via Inzani. Poi si trasferì dove oggi sorge Stu Pasubio, infine, dal '94, in via Emilia Ovest. Alla base della mia vita? «Onestà, perseveranza, rispetto del prossimo. Devo ringraziare moltissimo i miei dipendenti, mia moglie Bruna in primis, coloro che hanno fatto grande il nome della ditta».