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La Vasca

Il mARTEdì - Jacopo Emiliani

16 aprile 2013, 17:10

Margherita Portelli

Immaginatevi un muro di cento piccole cornici bianche: che cosa potrà mai racchiudersi in così tanti piccoli spazi? Basta farsi un giro a Un_type, la galleria di strada San Niccolò che sabato scorso ha inaugurato l’originalissima personale di Jacopo Emiliani, per capirlo. Il fotografo 39enne che ha racchiuso dieci anni di “visioni” in cento polaroid tonde tonde, ha “tagliato il nastro” di “HOLY CRAP AND OTHER AMENITIES” - questo il titolo della mostra che sarà visitabile fino all’11 maggio - mostrando al pubblico un percorso che parte dall’immaginazione lontana di un bambino poi cresciuto, e arriva agli affetti di un passato un po’ meno remoto. Per capire meglio questo “viaggio” abbiamo fatto qualche domanda all’artista.

Tu sei fotografo di mestiere: come hai trasformato la passione in lavoro?

In realtà ho iniziato per caso a lavorare come assistente fotografo, senza pensare alla fotografia come possibile carriera o mezzo di espressione. Direi più che altro per curiosità verso un mondo molto lontano dalle mie esperienze precedenti e per avere uno stipendio. L'ultimo dei miei pensieri era la possibilità di fare il fotografo di mestiere. La fortuna è stata di aver avuto un maestro non solo bravo ma anche appassionato e generoso,
che mi ha coinvolto nei suoi progetti e mi ha trasmesso l'entusiasmo per la fotografia,  dandomi i codici e la grammatica per usare le immagini come mezzo di espressione personale e le competenze professionali per farla diventare un lavoro. Quindi direi che è stato un procedimento inverso. E' diventata una passione in un secondo tempo, quando ho avuto gli strumenti per apprezzare le possibilità che la fotografia mi offriva.

Qual è il tuo approccio allo scatto?

La mia fotografia è semplice, spesso in luce naturale e senza postproduzione, cerco sempre di togliere tutto quello che non è strettamente necessario alla narrazione. Mi piacerebbe che le mie immagine fossero lette come momenti dove tutta l'attenzione tende al soggetto, il fotografo sparisce perché non ha invaso uno spazio con la sua presenza, ma raccoglie una storia che era in attesa di essere vista e raccontata.


Perché una mostra con cento polaroid?

Amo molto le polaroid, sono istantanee e uniche, non si possono sistemare dopo, come uno le scatta così vengono e danno una caratterizzazione sognante e romantica alle immagini. 


“HOLY CRAP AND OTHER AMENITIES”, ci spieghi questo titolo?

Holy Crap è un nome scherzoso ( C.R.A.P. sta per Contemporary Religious Architecture in Parma) per una serie di polaroid e disegni  che hanno come soggetto alcune delle chiese costruite a Parma dalla fine degli anni 60 in avanti. Andando a scuola da ragazzino passavo sempre di fianco alla chiesa di Via Casa Bianca "Maria Immacolata" e mi affascinava questa figura aliena. Così ho iniziato ad interessarmi alla architettura religiosa contemporanea a Parma. La serie rappresenta una visione infantile di queste chiese così simili ad astronavi, centrali nucleari o hangar di aeroporti. I disegni che ho scarabocchiato con ben scarse capacità raccontano queste interpretazioni.


Cento foto sono anche un percorso, una storia: che cosa hai voluto raccontare?

Le foto che ho scelto ritraggono familiari e amici nell'arco degli ultimi 8-10 anni.
Sono tante storie apparentemente scollegate ma che fondamentalmente riconosco come un' unica mia personale visione della bellezza, delle mie ossessioni e del tempo che anche se cerchi di fissarlo in una istantanea passa via.

Per sapere qualcosa di più sull’artista, si può visitare il sito www.jacopoemiliani.com.
 

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