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Economia

L'indennità per i collaboratori a progetto

16 aprile 2013, 15:16

Sono un collaboratore a progetto che ha cessato l’attività da circa tre mesi. Posso percepire un’indennità a seguito della cessazione?
G.A. Parma

Carlo Padovani
Dal 1° gennaio 2013, dopo l’entrata in vigore della legge 92/2012, i requisiti per ottenere l’indennità una tantum da parte dei collaboratori a progetto in caso di cessazione  sono cambiati. La possibilità di ottenere tale beneficio è riservata ai collaboratori coordinati e continuativi che versano i contributi in via esclusiva alla gestione separata. Sono esclusi, pertanto, i collaboratori occasionali, i soggetti titolari di pensione o già iscritti ad altra gestione previdenziale obbligatoria e i liberi professionisti senza albo e cassa professionale. Nell’anno precedente a quello della cessazione del rapporto di lavoro il collaboratore deve:
aver svolto la propria attività esclusivamente per un unico committente
aver avuto un periodo di disoccupazione ininterrotto di almeno due mesi
aver conseguito un reddito lordo complessivo non superiore ai 20.000 euro (importo annualmente rivalutato).
Tre mensilità Per ottenere questa indennità va precisato che queste condizioni sono richieste congiuntamente e che  nell’anno precedente alla cessazione devono risultare accreditati presso la Gestione  Separata un numero di contributi non inferiore a tre mensilità e nell’anno in cui si verifica la cessazione stessa occorre l’accredito contributivo, sempre nella Gestione Separata, di un numero di mensilità non inferiore a uno.
Il contratto a progetto è una delle tipologie contrattuali più diffuse che però, dopo la legge di riforma del Lavoro, ha visto sensibilmente ridotta la sua applicazione in quanto si è rafforzata la presunzione che molti contratti a progetto mascherassero veri e propri  rapporti di lavoro di tipo subordinato.
Viene pertanto confermato che i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, personale e senza vincolo di subordinazione, devono sempre essere riconducibili a uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti successivamente ed in maniera del tutto autonoma da un collaboratore.
Progetto specifico Occorre, quindi,  la presenza di un progetto specifico che non può consistere in una semplice riproposizione dell’oggetto sociale del committente  né comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi e deve in ogni caso ottenere un risultato finale.
Il progetto, indicato nel contratto, deve infatti individuare il risultato finale che si intende conseguire.
E’ stata inoltre introdotta una possibilità di recesso da parte del datore di lavoro, oltre che per giusta causa, anche per inidoneità professionale da parte del collaboratore.
Il collaboratore può anche lui recedere dal contratto prima della scadenza, dandone preavviso, nel caso in cui  tale facoltà sia prevista nel contratto stesso.
Oltre alle disposizioni ristrettive sulla possibilità di utilizzo del contratto a progetto, che hanno l’obiettivo di contrastare l’uso improprio del contratto   come forma contrattuale anche per rapporti di lavoro aventi natura subordinata, occorre anche prendere in considerazione l’aumento dell’aliquota contributiva pensionistica per gli iscritti alla Gestione Separata Inps e della corrispondente aliquota per il computo delle prestazioni professionistiche.
Dal 2013 l’aliquota è del 28%.
Per i pensionati o per gli iscritti ad altra gestione previdenziale passa al 19%.