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Sport

La testa dei crociati era altrove

16 aprile 2013, 14:40

Paolo Emilio Pacciani
«E' la peggiore partita del Parma da quando sono qui» ha detto ieri a caldo Roberto Donadoni, che non si è sottratto alle responsabilità di una prova disastrosa della sua squadra. Impossibile dargli torto, perché la prestazione dei crociati contro l'Udinese è stata imbarazzante. Se il Parma è stato spazzato via rimediando una figura al limite del ridicolo è certamente anche colpa del tecnico, che ha proposto una formazione inadatta per modulo e per interpreti ad affrontare l'Udinese, ma sarebbe altamente riduttivo ricondurre la disfatta agli errori di impostazione di Donadoni. Perché alla base del disastro c'è una prova imbarazzante da parte degli interpreti; tutti, con la sola eccezione di Amauri.
Sin dal primo minuto la squadra ha giocato (giocato?) senza mordente, senza grinta, senza velocità, ma soprattutto senza testa. Giocatori molli, svagati, disorientati dai continui movimenti dei friulani che, per dirla tutta, li hanno ridicolizzati. Con queste premesse, qualunque formazione Donadoni avesse schierato il risultato non sarebbe stato diverso. Infatti a nulla sono serviti i cambiamenti di modulo e gli innesti di Belfodil, Ninis e Galloppa, peraltro a partita già gravemente compromessa. Sapevamo che questo finale di stagione, al quale il Parma non ha più nulla da chiedere in termini di “obiettivi forti”, porta con sè il rischio di una squadra demotivata, ma dei professionisti non possono, non devono, venir meno al proprio impegno in modo così clamoroso. Anche perché, in realtà, ci sono importanti obiettivi economici ai quali una società come il Parma deve aspirare. Arrivare noni piuttosto che dodicesimi non è la stessa cosa: la distribuzione delle risorse economiche  in base alla classifica impone  di impegnarsi fino alla fine. Proprio come un anno fa.