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Provincia-Emilia

Ragazzola - "Rendere il ponte sicuro ai ciclisti"

16 aprile 2013, 21:17

Ragazzola -

Simona Valesi

ROCCABIANCA - Decine fra ciclisti, cicloturisti e cicloviaggiatori hanno pacificamente «invaso» domenica scorsa il ponte «Giuseppe Verdi», che collega le province di Parma e Cremona nel tratto compreso fra Ragazzola e San Daniele Po, per chiederne la messa in sicurezza. In particolare affinché le Province di Parma e Cremona rendano transitabile il viadotto anche ai molti che fanno uso della bici. La manifestazione, a poche settimane dalla morte di Luigi Aimi - il 47enne di Roccabianca, travolto e ucciso da un’auto mentre percorreva il ponte - è stata promossa dal gruppo «Vita in campagna» di Zibello con la collaborazione di Bicinsieme Fiab Parma, Fiab Cremona, Run & Bike Zibello, «La Ròca» di Roccabianca, Gs Geco Zibello e il sostegno dei Comuni di Zibello e di San Daniele Po. Almeno un centinaio i partecipanti. Tra loro Giuseppe Galli consigliere comunale di Zibello e presidente dell’Asd Run & Bike oltre che referente, assieme a Paolo Panni, del gruppo «Vita in campagna»; il sindaco di San Daniele Po Davide Persico; il vicepresidente del Consiglio provinciale Manfredo Pedroni; il consigliere provinciale cremonese Giuseppe Torchio; i familiari di Luigi Aimi; il presidente di Bicinsieme Fiab Parma Andrea Mozzarelli e il presidente di Fiab Cremona Piercarlo Bortolotti. Una volta raggiunto il ponte, in condizioni di sicurezza - grazie al servizio svolto dai carabinieri di Roccabianca - i partecipanti si sono fermati nel punto in cui Aimi è stato investito. Qui, dopo un minuto di silenzio e dopo l’omaggio floreale lasciato dai familiari, sono stati piazzati due cartelli. Uno degli amici di Roccabianca con la scritta «Vietare la passerella sul ponte e costringere i ciclisti a un rischio mortale... Il sacrificio del povero Luigi Aimi non sia inutile. Provincia di Parma fai qualcosa». L’altro riporta la dicitura della campagna «Salvaiciclisti» alla quale cui aderisce «Vita in campagna». Sul posto è stata lasciata una bici completamente dipinta di bianco e fissata alla ringhiera del ponte. E’ la «Ghost Bike» a ricordo di coloro che trovano la morte in bicicletta, lasciata nel punto esatto dell’incidente. Le passerelle che corrono lateralmente al ponte da un anno sono chiuse a causa delle pessime condizioni già segnalate da tempo dal gruppo «Vita in campagna» e in questi dodici mesi ulteriormente peggiorate. Un anno fa ad un'interrogazione del consigliere provinciale Pedroni, la Provincia di Parma aveva risposto che quelle non erano ciclopiste ma passerelle pedonali. Giuseppe Galli e Paolo Panni di «Vita in campagna» hanno ribadito che «si prende atto che non si tratta di piste ciclabili. Ciò significa che chi usa la bici,  trovandosi costretto a rimanere sulla sede stradale, rischia doppiamente di essere investito da auto e camion. Troviamo paradossale che un ponte tanto lungo (2 chilometri e mezzo) abbia solo semplici marciapiedi pedonali».
 Oltre a ciò il gruppo critica la scarsa attenzione per il fattore turistico: «Il ponte oltre a collegare due province, due regioni e due comuni potrebbe collegare anche le piste ciclabili “Bici Parma Po” (parmense) e “Golena del Po” (cremonese) se dotato di adeguate ciclopiste e quindi messo in sicurezza. Non ci risulta che pur ricorrendo l’anno del bicentenario verdiano ad oggi siano stati chiesti finanziamenti anche modesti al governo per il ponte dedicato a Verdi». Il gruppo conclude: «Mettere in sicurezza le passerelle del ponte rendendo possibile il transito di ciclisti, cicloturisti e cicloviaggiatori darebbe anche la possibilità di potenziare  i progetti già avviati dalle amministrazioni provinciali per il rilancio e la promozione del turismo ciclabile».