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Crociati, oggi la strigliata di Ghirardi

17 aprile 2013, 18:54

Crociati, oggi la strigliata di Ghirardi

Paolo Grossi
La scorsa è stata, in casa gialloblù, una settimana di molte parole al vento seguite, alla prova dei fatti,  da una partita imbarazzante. Aveva iniziato Donadoni, ospite alla Gazzetta dello Sport, con una intervista che aveva ricevuto in dote, sul giornale dell'indomani, una titolazione ardita, tale da far credere, non si sa quanto a vanvera, che il tecnico stia scalpitando per passare a una squadra di maggior blasone a dispetto dei due anni di contratto che ancora lo legano al Parma. Poi aveva rincalzato il presidente Ghirardi venerdì entrando all'assemblea di Lega. Anche in quel caso parole sostanzialmente condivisibili ma che, come sempre accade, si prestano a interpretazioni più o meno parziali e maliziose: «Se dovessi investire 300 milioni? Non lo farei nel Parma, perchè non avrebbe senso. Chi lo ha fatto prima di me si è fatto del male. Chi  vuole vincere con le squadre medie non ci è mai riuscito.  I sostenitori del Parma devono sapere che quando arriviamo decimi è come se vincessimo la Champions e se battiamo qualche volta Milan e Inter vuol dire che si tratta di una giornata fortunata».
Insomma, un uno-due al mento dei tifosi più ottimisti. Ma a Parma l'equilibrio regna sovrano e tutto passa. Quando però, nella prima bella domenica di sole regalata da una primavera sin lì mai vista, il Parma si astiene quasi dal giocare  in campo contro l'Udinese di Guidolin, anche i tifosi più pazienti si mettono quanto meno a fischiare.  A questo punto le analisi si sprecano e sono tutte lecite: dall'eccessivo appagamento dopo i 29 punti  del girone d'andata a un mercato di gennaio che avrà rinforzato la borsa ma non certo la squadra. Finisce nel mirino anche Donadoni, che prima era come Re Mida: toccava Valdes, Marchionni, Benalouane e li rigenerava. Metteva dentro Sansone e faceva gol. Ora invece con Biabiany, Belfodil e Ninis sembra fare l'effetto contrario. 
La voce del padrone
A svegliare l'ambiente è prevedibile che proverà oggi il presidente Ghirardi. Il mercoledì è il giorno canonico della sua visita a Collecchio e stavolta più che mai il suo discorso sarà sostenuto dai decibel. Fonti certe lo hanno definito «infuriato» sia per la sconfitta (che contro Guidolin gli brucia sempre di più) sia per il modo in cui è arrivata.
Al presidente non resta che una strada: chiamare la squadra a un immediato riscatto, anche se la prossima avversaria si chiama Inter e si gioca in casa sua.
I nerazzurri in questo periodo stanno peggio del Parma: decimati dagli infortuni, incapaci di far quadrato e aggrappati alla semifinale di Coppa Italia di stasera per provare a dare un senso a una stagione ben più ricca di ombre che di luci.
All'Inter penseranno: «Che bello, c'è il Parma. Quelli specializzati a rianimare i moribondi. Per una domenica siamo a posto». In effetti negli ultimi anni i crociati hanno puntualmente fatto beneficenza davanti ad avversarie in ginocchio. Stavolta sarebbe bello che non fosse così, anche perché sin qui nel girone di ritorno sono stati messi assieme solo dieci punti.
I numeri
Un'occhiata più generale alle statistiche può  aiutare a capire meglio l'essenza del Parma di quest'anno. Per una singolare coincidenza il Parma ha fatto 39 punti e 39 gol. Dei 39 punti 10 li ha fatti in trasferta e 29 in casa. Dei 39 gol 10 nel primo tempo (e solo 3 nella prima mezz'ora!) e 29 nel secondo tempo.
Una singolare simmetria che a ben guardare racconta di una squadra da un lato con scarsa personalità lontano dal Tardini  e dall'altra con un approccio troppo passivo alla gara. Mettendo insieme il primo quarto d'ora di primo e secondo tempo i gol fatti dai crociati sono 5, quelli subiti 19. Cifre pesanti, che dopo 32 partite non si possono catalogare sotto la voce «casualità».
E' un atteggiamento di sufficienza che si è andato consolidando nel tempo perché non è stato debitamente stroncato. L'eccessivo accontentarsi, il vedere il bicchiere mezzo pieno a tutti i costi è a monte di performance discutibili come il secondo tempo di Siena e la gara di domenica.
A questo punto si chiede a Donadoni, che si era autodefinito aziendalista, di lavorare per il futuro di squadra e società, mandando in campo e soppesando gente che possa provare a conquistarsi una maglia nel Parma che verrà o il foglio di via per altri lidi.