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Sacchi: "Cerri è una promessa ma deve crescere"

17 aprile 2013, 19:37

Sacchi:

Vittorio Campanini
Arrigo Sacchi, coordinatore tecnico delle nazionali giovanili, sabato scorso era  sugli spalti del centro sportivo di Collecchio ad assistere all’ultima partita interna della Primavera del Parma con lo Spezia. E quando Arrigo si fa vedere dalle nostre parti, è sempre una festa. Anche sabato, quindi, i tifosi non hanno mancato di salutarlo. Un abbraccio sincero, discreto ma forte. «Torno sempre volentieri a Parma – afferma con un sorriso Sacchi – perché Parma e il Parma hanno significato molto per me. Sono stato qui due volte come allenatore; altrettante come direttore sportivo. Conservo tanti bei ricordi». Quest’anno cade il centenario della società crociata, un evento che il Parma festeggerà ancora in serie A.
«La città, la società, i tifosi meritano questo premio. Qui ci sono persone serie che lavorano con dignità e discrezione e un pubblico che vive il calcio con passione ma anche con ironia, rimanendo sempre entro i limiti dell’educazione e della sportività. C’è un presidente entusiasta, che sta facendo sacrifici non piccoli in un momento particolarmente difficile. C’è uno staff tecnico ed organizzativo di prim’ordine e, non ultimo, un bravo tecnico come Donadoni. Non so se potrò partecipare agli eventi del centenario. Con il cuore però sarò presente».
Il calcio italiano sembra perdere colpi. «Prima di tutto le società – prosegue Sacchi – devono pensare di mettere a posto i bilanci. L’indebitamento fa correre grandi rischi. Le società finanziariamente a posto, sono poche. Pochissime quelle che hanno bilanci in attivo. Purtroppo il calcio non fa che riflettere le difficoltà che sta attraversando il Paese. Un Paese poco propenso a rischiare. Per alcuni aspetti beceramente conservativo, che fatica a rinnovarsi. Così anche il nostro calcio stenta a rimanere al passo delle migliori nazioni. E non mi riferisco solo a Spagna, Germania, Francia, Inghilterra. Ma stiamo arretrando anche, ad esempio, nei confronti della Svizzera, che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante. Qui da noi si fatica a scommettere sui giovani. Giovani che hanno bisogno di rispetto e di attenzione. Senza rischiare, lo ripeto, è difficile andare avanti». «Una nazione strana l’Italia – continua Sacchi nella sua riflessione - che però nei momenti più difficili riesce sempre a compattarsi e a dare il meglio di sé. Speriamo che accada anche adesso. Però per riprendersi, occorre prima di tutto una rinascita culturale, di valori. Una rinascita che deve partire dalla base, dalla scuola. E poi non guasterebbe anche un rinnovamento degli impianti sportivi, non sempre all’altezza dei tempi». L’Under 17, guidata da un altro ex crociato, Daniele Zoratto, ha guadagnato l’accesso alle finali europee di categoria, grazie anche all’attaccante del Parma Alberto Cerri, i cui gol sono stati decisivi nella seconda fase di qualificazione con Norvegia e Olanda, campione in carica. Come giudica questo attaccante?
«Indubbiamente Cerri è una promessa. Il ragazzo ha fisico, forza, qualità. Ma deve ancora lavorare tanto e non lasciarsi influenzare dalle sirene, sempre presenti in questo mondo. Mi dicono però che alle spalle, questo ragazzo di Parma ha una famiglia di sportivi con sani principi. E la cosa sicuramente non guasta». Nelle giovanili del Parma non c’è solo Cerri. «Certo – conclude Sacchi - proprio per questo sono venuto ad osservare ragazzi come Moroni, come Campagna, che nell’amichevole contro la Slovacchia ha giocato poco. Peccato per l’infortunio occorso a Dell’Orco. L’avrei rivisto volentieri».