Sei in Archivio

Sport

Il coraggio di Norberto a "Dribbling"

19 aprile 2013, 01:19

Il coraggio di Norberto a

Damiano Ferretti

La sua lezione di vita è incentrata sulla tenacia e sulla capacità di gettare il cuore oltre gli ostacoli, spesso insormontabili. «Grazie allo sport, ho imparato a ragionare «step by step» e a raggiungere, uno dopo l’altro, sempre nuovi obiettivi»: parola di Norberto De Angelis, l’ex linebacker della nazionale italiana di football americano che è appena stato nominato membro della gloriosa «Hall of Fame Seamen» di Milano. Sono tante le persone che rimangono affascinate dall’incredibile storia del fondatore dei Panthers Parma, un’esistenza costellata da innumerevoli successi ma che, a tratti, si è rivelata alquanto amara.
Anche il programma sportivo «Dribbling» ha dedicato al campione, originario di Varano, un servizio dal titolo eloquente: «La mia Africa». Era il 1992, quando Norberto De Angelis era in Tanzania per lavorare come cooperante per il Cefa (un’organizzazione non governativa attiva da 40 anni) poi l’incidente, il vuoto, una vita cambiata in un secondo. All’apice della carriera sportiva, la corsa del linebacker nostrano si ferma inaspettatamente quando un terribile incidente stradale lo costringe a trascorrere il resto della sua esistenza su una carrozzina. Da quel momento la sua vita fa una curva a gomito.
«Dell’incidente non ricordo nulla perché entrai in coma - racconta Norberto - e mi risvegliai in ospedale a Parma con dei forti stati di allucinazione perché non riuscivo a capire il motivo della mia permanenza in ospedale: non era malaria bensì una paraplegia post-traumatica con lesione alla seconda e alla terza dorsale». Un vero e proprio placcaggio, inaspettato e definitivo. Lo sport, però, insegna a rialzarsi anche dalla più terribile delle cadute, e Norberto da ex giocatore di football americano, reagì nel migliore dei modi. Ma il calvario del 48enne varanese non è finito qui: nel 2007 gli viene diagnosticato un tumore maligno che riesce a superare con il solito spirito da guerriero, il medesimo che gli ha consentito due anni dopo di diventare il primo uomo al mondo (e finora unico) capace di percorrere in 80 giorni con la sua handbike la celebre «Historic Route 66», quasi 4 mila chilometri da Chicago a Los Angeles.
Il suo cerchio perfetto lo chiuderà a ottobre con la sua handbike tenterà la traversata della Tanzania, dove tutto è finito e dove tutto è cominciato. «Si chiama Less is More ed è una campagna lanciata da Cefa onlus e patrocinata dal Cip (Comitato italiano paraolimpico) che intende legare l’Africa e la disabilità allo sport e all’inclusione sociale con azioni di visibilità e di sensibilizzazione in Tanzania e in Italia» - spiega Norberto.