Sei in Archivio

Parma

Piccoli fumettisti crescono

19 aprile 2013, 01:19

Piccoli fumettisti crescono

Laura Ugolotti

Una smorfia, una frase tenera, un sopracciglio alzato: basta un dettaglio per trasformare un personaggio dei fumetti da buono a cattivo. E viceversa.
E’ una lezione che hanno imparato i bambini che, a Palazzo del Governatore, hanno preso parte al laboratorio di Minimondi dal titolo «Enrichetto, cosa ti manga?».
Prendendo spunto dal libro di Luca Raffaelli, «Enrichetto Cosimo alla ricerca del manga mangante», e accompagnati dall’autore, i ragazzi si sono avventurati nel mondo dei manga, i fumetti giapponesi, e si sono cimentati nella creazione di alcuni personaggi. Insieme a loro, uno dei più famosi fumettisti italiani: il parmigiano Leo Ortolani, «papà» di Rat-Man.
«Da cosa capite se un personaggio è buono o cattivo?», ha chiesto loro. «Dalla faccia!», «Dall’espressione!», «Dalle orecchie!». Eppure, come Ortolani ha dimostrato con pochi tratti di pennarello, basta un dettaglio per cambiare la fisionomia: basta aggiungere ad un’espressione arcigna una frase tenera come «Voglio la mia mamma» o far spuntare dal sorriso di una bambina un paio di denti aguzzi.
«Provate voi - li ha invitati Ortolani - a disegnare il vostro personaggio cattivo e il vostro personaggio buono». Pennarelli alla mano, i piccoli si sono cimentati nelle loro opere, dando sfogo alla fantasia.
«Come faccio a fare i muscoli?». «Disegni le braccia - consiglia Leo - poi ci aggiungi delle pagnotte». E spazio ai denti da vampiro, alle orecchie a sventola, ai tatuaggi, ma anche alla «faccia da nerd» e ai «capelli da Punkabbestia» (mentre gli adulti si chiedono dove avranno mai imparato certi termini) e poi alle principesse, in cerca del principe.
I dettagli si aggiungono mano a mano, si colorano di significato e in un attimo il personaggio diventa storia. Piccoli fumettisti crescono, insomma. E con ottimi risultati.
«Non ho mai fatto laboratori con i bambini - confessa Ortolani -, ma è stato divertente. Alcuni di loro, poi, sono proprio bravi, nel disegno e nell’abilità di creare da un personaggio delle piccole storie». «Non sono troppo piccoli per il fumetto: è una forma di comunicazione semplice e immediata, emotiva, quindi arriva molto facilmente anche a loro». Lo stesso si può dire del libro di Raffaelli: «Ho usato lo stesso linguaggio comico che si usa con gli adulti - spiega l’autore -, con giochi di parole e citazioni da Dante e Manzoni. Non è necessario che le colgano, anche se un bambino ha riconosciuto una frase del Barone Rampante di Calvino; conta che si immedesimino nel personaggio, e nella sua capacità di affrontare le paure col sorriso».
 

 

SALUTE

Alito pesante? Non è solo questione d'igiene

Spazzolino, filo interdentale, colluttori devono essere un rito fin da piccoli Ma spesso l'alitosi è sintomo di malattie che vanno indagate: gola, reni,  fegato, polmoni, come affrontare il problema