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Parma

"Nessun allarme per il medico che si è punto"

19 aprile 2013, 15:39

Pubblichiamo una lettera di Gian Luigi de’Angelis, direttore Uoc di Gastroenterologia e Endoscopia digestiva, riguardo a un articolo pubblicato sulla «Gazzetta» di ieri.
«Gentile direttore,
le scrivo in merito all’articolo apparso in data 18 aprile  e riguardante la puntura accidentale occorsa a un medico dell'Unità di Gastroenterologia  ed Endoscopia digestiva.
Ritengo necessario portare alla sua attenzione ed a quella dei lettori cui auspico la presente venga resa nota che l’episodio, di per sé, non ha rivestito, sin dagli esordi, il carattere di gravità per una serie di ragioni che di seguito le andrò ad esporre:
1) l’ago con il quale si è punto il giovane collega è utilizzato per biopsie secondo una metodica che richiede che tali presidi vengano cambiati dopo ogni serie di biopsie. Nel caso in questione il collega, facendo la procedura di messa in situ delle biopsie, si è inavvertitamente punto;
2) il problema di richiamare i pazienti è sorto a causa della presenza di un secondo ago, già utilizzato, sulla consolle di lavoro inavvertitamente non gettato alla fine dell’uso nell’apposito contenitore. A questo punto, ragioni di assoluta tutela nei confronti dell’operatore hanno determinato la decisione, ritengo responsabile sia dal punto di vista etico che da quello tecnico-professionale, di accertarsi delle condizioni sierologiche di tutti i pazienti che precedentemente erano stati trattati all’interno del citato ambiente di lavoro il cui numero complessivo assommava a quattro pazienti. Ciò al fine anche di evitare il peso fisico di almeno  un mese di terapia antiretrovirale al collega medico, non disgiunto dal peso psicologico di un contagio biologico, di per sé già altamente improbabile per la dinamica e il contesto dei fatti, come avvenuti;
3) tutti i pazienti, che abbiamo ringraziato, per aver ben capito l’importanza e mostrando a mio parere una grande sensibilità nei confronti del medico in questione, si sono sottoposti liberamente e volontariamente all’esame proposto. Non va, inoltre, sottaciuta la totale e matura collaborazione ricevuta dai colleghi del Pronto soccorso, del Reparto Infettivi e della Microbiologia per fare ampia luce sulle conseguenze dell’accaduto che, ripeto, sono state assolutamente inesistenti.
A questo punto, direttore, mi consenta una riflessione critica: il sanitario che, a qualsiasi ruolo e/o rango, dedica la propria vita al servizio degli ammalati, vivendone quotidianamente il contatto diretto, è pienamente conscio che il rischio è continuo e non solo sul piano biologico.
Se la finalità dell’articolo summenzionato era quella di mettere in evidenza la problematica della sicurezza degli operatori, sono a rassicurare che l’Azienda Ospedaliera di Parma ha, al riguardo, un'attenzione puntuale e costante di cui l’episodio è emblematico esempio. Devo, però, far notare che alcune imprecisioni  e alcuni  toni utilizzati,  possono creare, a mio modesto avviso, allarmismo specie per i non addetti ai lavori e generare nel cittadino una confusione che è bene dipanare ab initio: l’insegnamento che accomuna gli operatori dell’Azienda e che personalmente diffondo tra i miei collaboratori è che in un mondo dove i valori della vita stentano a riconoscersi, la Medicina non può essere considerata solamente una professione  ma  è  in primis una Passione ed una Vocazione al ''servizio per gli altri'' che è la natura profonda e più vera del nostro essere sanitari».