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Provincia-Emilia

Capriglio - "Una voragine e tutto è sprofondato"

20 aprile 2013, 00:28

Capriglio -

Ilaria Moretti
Se gli chiedi quanti anni ha abitato in quella casa, Raffaele Pellegri si commuove: «Guardi – risponde con un garbo d’altri tempi -, dal giorno in cui sono nato, il 22 novembre del ’39, fino a sabato mattina». Ovvero fino a quando il mostro che ha inghiottito Caneto di Capriglio ha fatto di lui, la moglie Vanda e la figlia Rita, tre «esiliati». Sfollati in  fretta da quelle quattro mura, al momento solo lambite dalla frana. «Ho visto crollare il capannone e la casa dei nostri vicini – ripercorre Raffaele – e il pensiero va anche a loro che  non hanno più niente: con Guerrino Bocchi e i suoi fratelli siamo cresciuti insieme in un’epoca in cui le persone erano più unite, tempi in ci si ritrovava per la veglia una sera da noi e un’altra da loro».
Ricordi di una serenità perduta che fanno a pugni con le immagini di oggi. «Nel giro di due-tre giorni si è aperta una voragine e tutto il nostro terreno è sprofondato», spiega. «Il paesaggio che conoscevamo non esiste più», aggiunge la moglie, e molto racconta il suo sguardo triste e dolce. E’ il fratello di lei, Terenzio, ad ospitarli in questi giorni drammatici a Fontanafredda, vicino a Tizzano. Da casa hanno portato via l’indispensabile: i vestiti, i documenti, le medicine.  «Sono andato a controllare: la situazione peggiora – dice Raffaele - . Fino a ieri fa pensavo che avremmo potuto salvare la casa, ma ora ho dei  forti dubbi».
«Mah, ormai la speranza se ne è andata – scuote la testa Vanda -. Basta vedere quel che resta del capannone dei Bocchi, che sta scivolando ogni giorno più a valle». Si commuove, lei che mai avrebbe pensato a una cosa del genere. Ma se la frana le ha tolto molto, di certo non può portarle via la tempra e i modi gentili, eredità di un passato fatto di umanità e accoglienza: montanari sempre pronti ad aiutarsi, ad aggiungere un posto a tavola. E la famiglia è proprio a pranzo quando – senza preavviso – gli si chiede di rilasciare un’intervista «Ma certo! Entri, si accomodi», è la risposta, naturale e pronta. Poi i pensieri tornano sempre là, a Caneto.
«E dire che fino a venerdì sera c’era solo una crepa sulla strada», raccontano. Poi la situazione è precipitata. L’impensabile è accaduto. Ora per far rinascere la zona servirà denaro, ma le casse degli enti pubblici sembrano vuote. «Nessuno ha soldi, è vero. Noi in primis», accenna un sorriso amaro Vanda. Amarezza, ma niente polemiche. I Pellegri sono gente che non dimentica di ringraziare neanche in mezzo a un problema di queste proporzioni. «Se c’è una cosa che non ci è mancata è l’aiuto morale – sottolinea Vanda –: da parte delle autorità, ma anche dei giovani della nostra zona. In molti si sono offerti di darci una mano. Mio fratello, poi, non ci ha abbandonato un attimo». La lezione di solidarietà imparata nel corso di una vita non si dimentica.