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Forester, glamour con sostanza

19 aprile 2013, 16:36

Forester, glamour con sostanza

Lorenzo Centenari

Crescendo, ha perso il gusto di sporcarsi i vestiti. Vedremo in giro Forester dai parafanghi insolitamente candidi, a differenza di un tempo: la quarta edizione si lava via dalla pelle schizzi di melma e cicatrici da pietre e si fa largo tra i viali dell’aperitivo. Intendiamoci: completata nel tempo la metamorfosi da station wagon a sport utility, uno dei simboli più coerenti della singolare filosofia delle Pleiadi perde il pelo ma non il vizio. Di aspetto più glamour rispetto alla versione 2008 e dalle dimensioni visibilmente maggiori (+35 mm in lunghezza, +15 mm in larghezza), la Forester oggi in commercio non esce dal solco della tradizione Subaru in materia di tecnologia, dinamica e qualità costruttiva. Semplicemente, compie un passo verso un mercato che predilige soluzioni tout court piuttosto che mezzi da avventura. Chissà, si immaginano laggiù in Giappone, che non si faccia avanti persino qualche donna. L’impatto alla vista è quindi migliore: muscolatura più armonica, montante anteriore inclinato di qualche grado, taglio dei fari più ricercato. D’accordo qualche concessione alle tendenze stilistiche del momento, ma una Subaru risponde innanzitutto al club dei «talebani» della tecnica. Saliti a bordo il clima è insomma quello di sempre, con sobrietà e razionalità a farla da padrone senza che le più moderne funzioni di assistenza alla guida vengano comunque meno. Fa capolino, a portata di mano, un accessoriato display touch screen per la navigazione: sensibilità al tocco piuttosto scarsa, richiede «ditate» decise. Ad altri servizi come le info di viaggio e il monitoraggio minuto per minuto della proverbiale trazione integrale Symmetrical AWD è invece dedicato uno schermo secondario, incastonato al centro del cruscotto. Il piacere di svuotarsi le tasche viene poi assecondato da numerose fessure e pozzetti, tra i quali quello nascosto dal bracciolo centrale ospita fino a 20 cd in custodia. In seconda fila si viaggia da nababbi, anche in virtù dello «stretching» al quale il passo (2639 mm, +25 mm) è stato sottoposto nel passaggio intergenerazionale. Di 50 litri (500 in tutto) è invece il gap che separa la volumetria di carico della nuova Forester dalla precedente: dal piano di appoggio piatto come un tavolo da biliardo, il bagagliaio ha un solo difetto, e risiede nella lentezza e nella precarietà del meccanismo elettrico che governa il portellone. Il collaudato 2 litri boxer diesel (2.0D) è infine quel che ci vuole per fornire al Suv asiatico autonomia di movimento a costi sostenibili (6 l/100 km nell’uso quotidiano): con 147 Cv e 350 Nm, il 4 cilindri contrapposti alimentato a gasolio scala i tornanti (anche sterrati) senza accusare il fiatone, rispettando pure la promessa di trasmettere vibrazioni soltanto deboli. Cambio e frizione, mal servoassistiti, al pubblico femminile piaceranno semmai un po’ meno. Come qualsiasi Subaru, la Forester diesel non è regalata (da 31.990 a 40.590 euro). La è, tuttavia, se intesa come due auto in una.

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