Sei in Archivio

Strajè-Stranieri

Inchiesta Immigrati, calano le rimesse dal Parmense: 41,2 milioni di euro inviati nel 2012

20 aprile 2013, 07:00

Inchiesta Immigrati, calano le rimesse dal Parmense: 41,2 milioni di euro inviati nel 2012

Andrea Violi

Gli immigrati che vivono a Parma e provincia mandano meno soldi in patria. Con poche eccezioni: indiani, cinesi e filippini in testa. Nel 2012 le rimesse dal Parmense inviate con i canali ufficiali superano di poco i 41 milioni di euro, mentre un anno prima sfioravano i 48 milioni. Un calo di quasi il 14%. Colpa della crisi? Sì ma non è l'unica spiegazione: chi riesce a portare la famiglia in Italia smette di inviare contanti; molti affidano il denaro ad amici o lo portano di persona; c'è anche chi lascia Parma per cercare lavoro altrove.
I dati sono quelli della Banca d'Italia nel 2012. Fotografano gli invii di denaro attraverso i canali censibili, come banche, uffici postali e money transfer. I canali alternativi sono stimati dalla Banca Mondiale attorno al 25% in più.
In Italia le rimesse ufficiali ammontavano a 7 miliardi e 394 milioni di euro nel 2011. Sono passate a 6,833 miliardi nel 2012: il 7,59% in meno. Il calo di Parma, al 13,98%, è quindi di gran lunga superiore alla media nazionale.
I dati Bankitalia rivelano che la Romania nel 2012 è il Paese che riceve di più dal Parmense: 4,3 milioni, in calo del 15,55% rispetto al 2011. Al secondo posto il Senegal, con poco più di 4 milioni: - 5,34% in un anno. Colpisce il tracollo della Moldavia. L'anno scorso era in testa fra i Paesi che ricevono le rimesse da Parma: se nel 2011 sono state registrate spedizioni per 6,45 milioni di euro, nel giro di un anno la cifra è crollata a 2,51 milioni (- 61,09%). I moldavi però restano la comunità straniera più numerosa: 7.567 persone censite a inizio 2012, in aumento rispetto a 6.960 del 2011 (dati della Provincia).

 I dati: le rimesse oltre il milione di euro da Parma verso l'estero

LE TESTIMONIANZE. I moldavi mandano meno soldi? Maria Nimerenco, rappresentante della Comunità moldava di Parma, dà questa spiegazione: «Siamo in aumento grazie ai ricongiungimenti familiari. Così più del 50% dei moldavi non manda più soldi. Anche il governo moldavo si è lamentato del fatto che arrivano meno soldi da Italia, Francia, Grecia, Spagna... Qui ci sono tante spese. Tante famiglie hanno comprato casa, a volte anche donne sole». Secondo la Nimerenco, i canali informali (ad esempio, i pulmini che partono periodicamente verso Chisinau) sono in calo nelle scelte dei connazionali: «Dare tanti soldi a qualcuno è molto pericoloso. Magari il pullman ha avuto un incidente e si è perso tutto... Più di tre anni fa, un conoscente ha portato via 1.200 euro e non sono più riuscita a trovarlo... Ci sono stati parecchi casi di questo genere. Lo stesso per i prodotti: se ne mandano meno, non c'è più l'euforia che avevamo all'inizio». 

I senegalesi si comportano in modo diverso: le loro rimesse sono calate un po' perché i più giovani lasciano Parma per cercare lavoro altrove e perché si affidano molto ai canali informali. In ogni caso i senegalesi fanno di tutto per mandare a casa 100 o 150 euro al mese, per il sostentamento dei famigliari. Lo spiega Abodu Ba, presidente della Comunità senegalese di Parma, che non è fra le più numerose (2mila persone circa) ma si conferma al top quanto a rimesse. Gli invii da Parma verso il Senegal calano perché c'è meno lavoro ma anche perché «con la crisi - fa notare Ba - tanti si spostano in Germania, Scandinavia o Francia, dove c'è lavoro nel settore alimentare specie nel Nord-Pas de Calais, in Alsazia e Lorena. E tanti senegalesi hanno fatto esperienza nei prosciuttifici di Langhirano e nei caseifici del Parmense».
I senegalesi preferiscono i money transfer alle banche: la commissione è più alta ma «c'è meno burocrazia e i soldi arrivano a destinazione in un'ora, non in tre giorni». E per evitare il “problema” commissioni, spesso si affidano ai canali informali. Chi parte per il Senegal magari raccoglie le rimesse di altri amici. Nessun timore di brutte sorprese? No perché, spiega Abdou Ba, di solito ci si affida a persone della stessa città o regione, dove alla fine «ci si conosce tutti».

Gli indiani di Parma e provincia vanno in controtendenza. Nel 2012 hanno mandato in patria più denaro: 3,81 milioni di euro, con un aumento di 8,14% rispetto al 2011. Secondo Gautam Talukdar, presidente dell'associazione indiana “Sejuti”, la crisi ha colpito meno gli indiani, che spesso sono richiesti per lavorare negli allevamenti. Anzi, la popolazione indiana nel Parmense (3.379 censiti a inizio 2012) tende ad aumentare. Diversi indiani, specialmente se di origine punjabi, hanno aperto attività commerciali. Le famiglie, spiega Talukdar, cercano di risparmiare il più possibile, quando devono mandare aiuti in patria. In media gli indiani fanno poche operazioni - tre o quattro in un anno - ma quando accade, di solito inviano alcune migliaia di euro. A volte servono per il sostentamento di genitori o altri famigliari, altre volte per investimenti, come la casa. «Si usano molto i money transfer - spiega Talukdar - perché sono più veloci».
Talukdar, 56enne che abita a Traversetolo e lavora nella zona di Lesignano nel settore metalmeccanico, descrive la situazione “sul campo” ma la sua opinione personale non è totalmente a favore del fenomeno delle rimesse, che fanno mancare risorse al luogo in cui vengono prodotte: «Il drenaggio dal punto di vista economico non è positivo. La gente che lavora qui paga le tasse, è vero, ma una cifra rilevante se ne va».

BANCHE, POSTE, MONEY TRANSFER: CONCORRENZA SUL MERCATO DELLE RIMESSE. In media gli immigrati inviano 300 euro alla settimana, con quattro operazioni all'anno. Su ogni invio si pagano commissioni variabili in base al canale utilizzato e al Paese destinatario. In generale possono variare fra 1,5 e 5% circa, ma in alcuni casi di più: ad esempio per 100 euro da inviare in Moldova se ne possono spendere anche 14,50, come si può vedere sui "preventivi" dei money transfer consultabili on line. 
A prescindere dal trend del 2012, quello delle rimesse collettive è un mercato potenzialmente in espansione. Otto immigrati su dieci spediscono soldi in patria; inoltre, sempre più spesso aprono conti in Italia. Per questo gli operatori si contendono i clienti stranieri a colpi di offerte e nuove iniziative.

Spesso gli operatori stringono accordi fra loro. Ad esempio MoneyGram ne ha uno con le Poste, Western Union con diversi istituti di credito. E' il caso di Banca Monte Parma che ora arricchisce la sua offerta con i servizi di Western Union, in seguito all'accordo con il gruppo Intesa Sanpaolo. Chi attiva il servizio in filiale può effettuare le rimesse tramite i bancomat o l'internet banking. Chi fa l'operazione deve comunicare un codice numerico al beneficiario, che potrà incassare da un agente autorizzato. «L’attivazione del servizio - commenta Carlo Berselli, direttore generale di Banca Monte Parma - è una testimonianza della nostra rinnovata attenzione nei confronti delle comunità di origine non italiana presenti sul nostro territorio, che rappresentano una realtà importante e spesso molto radicata. Il nostro impegno è quello di offrire ai migranti risposte efficaci, in termini di prodotti e servizi, alle loro specifiche esigenze, come quella appunto di inviare denaro all’esterno in modo conveniente e sicuro». Altri servizi sono "Express to Family", per invii verso filiali di banche estere del gruppo Intesa Sanpaolo, e la carta prepagata "Flash People".
India e Brasile sono i Paesi che più spesso ricevono soldi attraverso gli sportelli di Banca Monte Parma, che sottolinea come la comunità indiana sia cresciuta in modo significativo negli ultimi anni; aumenta anche la clientela cinese.
Anche Cariparma ha accordi con banche estere e nel 2011 ha partecipato al progetto “Rimesse Collettive” per aiutare il Senegal.

Per fare breccia fra i clienti immigrati Unicredit sceglie una diversa strategia: dal 2006, alle normali filiali aggiunge “Agenzia Tu”, una rete di sportelli ad hoc con orari speciali e personale di origine straniera. In Emilia-Romagna le filiali sono a Bologna e Modena e secondo la responsabile Cristina Proci per le loro peculiarità hanno anche clienti dal Parmense.  «Sono filiali Unicredit a tutti gli effetti ma si distinguono per tre elementi - spiega la Proci -. Prodotti pensati per gli stranieri, orari dedicati (dalle 10,20 alle 14,20 e dalle 15,45 alle 18,15) e la presenza di giovani diplomati o laureati stranieri provenienti dalla migrazione. Questo consente di prestare consulenza in lingua: a Modena c'è un ghanese. a Bologna un marocchino e un peruviano. Gli immigrati risparmiano tanto; le rimesse sono fortissime e potranno crescere. Nelle Agenzie Tu fino a 6 rimesse all'anno sono gratis e 6 euro per le successive... Ma in media se ne fanno 3 o 4». Gli importi medi registrati da Unicredit variano molto in base alla destinazione: ad esempio da 700 euro per la Romania fino ai 4.400 dell'Asia. 

Archivio
L'inchiesta del 2012 - Le rimesse degli immigrati non sentono la crisi