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Spettacoli

Gualazzi, raffinato talento

23 aprile 2013, 01:57

Gualazzi, raffinato talento

Claudia Patrizi
Un animo delicato, con una raffinatezza ed una perizia musicale fuori dal tempo ed uno stile inconfondibile, che ha trionfato in un Teatro Regio esaurito: Raphael Gualazzi, timido ed un po' impacciato, ha rapito il pubblico parmigiano e lo ha condotto in un mondo fatto di di soul, gospel, country e jazz.
La tappa a Parma del suo «Happy Mistake Tour», dal titolo del terzo album dell’artista urbinate, è stato un viaggio di due ore tra le atmosfere vintage che Gualazzi è riuscito ad evocare egregiamente sul palco, ma anche una dimostrazione del talento di questo giovane musicista capace di reinventare il passato miscelando canzoni d’autore e swing, soul e rhythm'n'blues. La sua ormai proverbiale timidezza è svanita nell’attimo stesso in cui si è seduto al pianoforte, suo fido compagno di avventure musicali. Ad aprire il concerto due brani del nuovo disco: quella «Rainbows» con cui aveva deliziato la sala stampa dell’Ariston, durante il Festival di Sanremo, eseguendola in anteprima per i giornalisti presenti, e «Don't call my name», singolo con cui ha conquistato le classifiche di vendita ed il cuore dei francesi.
 Applausi scroscianti hanno accolto le prime note di «Follia d’amore», che valse a Gualazzi il primo posto nella categoria «Giovani» a Sanremo 2011 e che lo portò anche in Europa, dove rappresentò l’Italia all’Eurovision Song Contest, piazzandosi al secondo posto dopo 14 anni che il nostro Paese mancava dalla competizione. Le prime parole di Raphael sono arrivate solo a metà concerto: «Buonasera, grazie di essere venuti. La prossima canzone è dedicata a tutte le signore e le signorine presenti in sala». Poi il musicista è tornato al piano ed è partita «Beautiful», tra le grida di acclamazione del pubblico, soprattutto femminile.
 Immancabile poi il tributo a Giuseppe Verdi, il grande maestro cui Raphael ha voluto rendere omaggio in occasione del bicentenario: «Ora dissacriamo un’aria meravigliosa del grande maestro ma lo facciamo in modo divertente». Così l’artista ha introdotto la sua rivisitazione, inserita anche in «Happy Mistake», dell’aria tratta dal «Rigoletto» e che ha intitolato «Questa o quella per me pari non sono». Con «Love goes down slow», fortunata colonna sonora di uno spot pubblicitario, l’artista ha dimostrato anche tutta l'estensione della sua voce, usata come se fosse uno strumento. Sulle note di «Take me to my hell», i musicisti sono usciti ma il pubblico li ha acclamati per l’atteso bis, che non si è fatto attendere. «Questo è l’inno di tutti i jazzisti innamorati» ha commentato Raphael prima di iniziare a suonare una struggente versione di «I can't give you anything but love», uno dei brani culto del jazz americano. Poi un’improvvisazione sui celebri temi di «Amarcord», l’inno alla narcolessia, come lo ha definito scherzando lo stesso musicista, «I'm tired» e chiusura con «Thank you», solo dopo aver presentato singolarmente ognuno degli artisti presenti con lui sul palco. Pubblico in piedi ad applaudire per alcuni minuti il talento di Gualazzi, ancora più ammirato perchè il suo riserbo e la sua timidezza lo hanno reso perfino più autentico.
 

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