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Spettacoli

"Amo Pavarotti", in mostra a Verona i cimeli di Big Luciano

23 aprile 2013, 19:39

Paride Sannelli
Sono gli oggetti di una vita colorata come i suoi foulard quelli recuperati dalla mostra veronese «Amo Pavarotti» per tracciare un vivido ritratto del Tenorissimo e dei suoi trascorsi in Arena.
Sei anni dopo l'addio alle scene e alla vita di Big Luciano, infatti, la città scaligera gli dedica una ricchissima retrospettiva nella cornice medievale di Palazzo Forti. Il modo scelto dal festival lirico più prestigioso d'Italia per celebrare il cartellone del centenario (la prima rappresentazione risale all'8 agosto 1913) e il bicentenario di Verdi e Wagner. Oltre ad “Aida” (in doppia versione, originale e odierna), "Nabucco", "Traviata", “Trovatore", “Requiem", "Rigoletto" ed altre serate speciali tra cui quella del primo giugno con Andrea Bocelli, José Carreras e Placido Domingo, Verona rende omaggio al belcanto con una mostra stanziale e  tre temporanee in visione fino all'8 settembre. Oltre ad «Amo Pavarotti» (Amo è l'acronimo di Arena MuseOpera), infatti, oggi aprono pure «Amo L’Arena - 100 anni di Festival attraverso 200 anni di Verdi» e «Arena di Verona un secolo di immagini e suggestioni».
«Dovendo trovare un percorso narrativo diverso dalla retrospettiva del 2008 al Vittoriano di Roma “Luciano Pavarotti–L’uomo che emozionò il mondo”, abbiamo deciso di rinunciare a focalizzare il Luciano privato, i suoi quadri ad esempio, per concentrarci completamente sull'artista» spiega Nicoletta Mantovani, moglie del Tenorissimo e madre della loro piccola  Alice, curatrice della mostra assieme alla direttrice di Amo Kikka Ricchio. A Palazzo Forti il leggendario frac extra-large di Big Luciano e una sua sagoma rielaborata dall'artista Marco Lodola accolgono e congedano il visitatore all'interno di un percorso diviso in nove stanze «tematiche». Ci sono le amate carte da briscola e ci sono cinque dei sei Grammy ricevuti, ci sono lettere autografe di Hillary Clinton, il Dalai Lama, Sting, Lady Diana, Frank Sinatra, Kofi Annan e ci sono gli spartiti d'opera, c'è pure il mantello indossato da Pavarotti nell'ultima esibizione pubblica, quella in occasione dei Giochi Olimpici invernali di Torino. «L'idea di riproporre la formula dei Tre Tenori con Bocelli? Mi sembra buona perché riunisce tre grandi amici di Luciano» prosegue la Mantovani a proposito della notte di gala condotta (in probabile diretta tv) da Antonella Clerici. «Non ho abbandonato il progetto di un museo permanente su Luciano nella sua Modena, ma al momento non ci sono le condizioni perché alla città manca quell'apertura al turismo che ha invece Verona». E che in riva all'Adige l'attenzione sull'eredità umana e artistica del tenore emiliano sia altissima, lo confermano pure le indiscrezioni che vorrebbero l'amministrazione molto interessata a portare in Arena una riedizione del «Pavarotti & Friends» o meglio di un tributo con grandi star italiane ed internazionali in bilico tra lirica e pop come quelli andati in scena nel 2008 a Petra o lo scorso settembre al Comunale di Modena. Intanto la mostra veronese si prepara a girare il mondo, Giappone e Stati Uniti in primis, a conferma di quella fama planetaria che un giorno, perfino in un remotissimo angolo di Amazzonia, dove capì di essere diventato per davvero famoso quando, incrociando un indigeno in canoa lungo uno sperduto fiume dell’Amazzonia, quello lo indicò gridandogli: «Pavarotti!».