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Spettacoli

Ester Cantoni: "Una commedia all'insegna del rispetto umano"

23 aprile 2013, 11:19

Ester Cantoni:

Mariacristina Maggi

L'isola degli schiavi” è uno straordinario, commovente percorso di umanità», dice con entusiasmo la regista Ester Cantoni che da mercoledì porta in scena al Nuovo Teatro Pezzani una delle commedie più originali di Marivaux (nuova produzione della Compagnia dei borghi). In Italia ci aveva pensato Giorgio Strehler nel '94 a far scoprire una delle opere più lungimiranti del drammaturgo francese; lo stesso Strehler che rappresenta per la regista parmigiana un maestro supremo: «Fu dopo la sua 'Isola' che promisi a me stessa che prima o poi un giorno...». Quel giorno è finalmente arrivato e, «non tanto l’Isola che non c'è ma l’Isola che dovrebbe esserci, terrà compagnia al nostro pubblico fino al 30 aprile per poi approdare al Teatro San Paolo di Roma».
Tratto quasi integralmente da Marivaux, l’opera racconta le disavventure di una coppia di padroni e dei loro rispettivi servi scampati miracolosamente a un naufragio, che si ritrovano su un’isola con regole bizzarre: l’ordine delle classi sociali invertito con i servi a comandare e i padroni ad obbedire. Tante le invenzioni registiche dello spettacolo, ma sempre al servizio dell’autore. «Ho lasciato tutto il '700 di Marivaux con la perfezione del suo meccanismo narrativo, il ritmo del suo recitativo, il suo continuo gioco di teatro nel teatro e, naturalmente, la sua musicalità. Per me l’autore francese è sinonimo di musica e per la seconda volta (dopo «Il gioco dell’amore e della sorte» del 2010, ndr) ho arricchito lo spettacolo di momenti musicali,  con le musiche originali di Bruno Ilariuzzi e i movimenti coreografici di Andrea Spina», spiega la Cantoni, che oltre alla regia si scambierà sul palco il ruolo con l’attrice Patrizia Grossi, rispettivamente serva e padrona (e viceversa), interagendo (ciascuna con il proprio differente stile) con gli altri attori Marco Cavallaro, Giuseppe Renzo e Cristina Golotta: in nome di uno scontro-incontro sotto il segno dell’armonia e della progressiva comprensione.
«Quest’opera - continua - mi ha letteralmente folgorato per la sua attualità, intelligenza e profondità: è una commedia all’insegna del rispetto umano, della ragionevolezza, della solidarietà e, soprattutto, della democrazia. E sotto i vari mascheramenti, le battute graffianti e i giochi di ruolo si ride tantissimo, ma allo stesso si riflette sulla nostra condizione di uomini: uomini all’interno di una società, di una Repubblica nella quale i ruoli sociali non devono dividerci, sono solo vestiti da indossare, ma unirci, completarci sempre nel rispetto reciproco senza soprusi, vendette, arroganze e furberie: siamo tutti nella stessa Isola».
E in questo percorso umano e terapeutico il giudice, demiurgo-psicologo questa volta è interpretato da una donna: segno di un ulteriore mutamento sociale. Infine la Cantoni conclude: «E' una grande soddisfazione per me portare in scena un testo così poco conosciuto e rappresentato in Italia: una promessa che avevo fatto a me stessa».