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Arte-Cultura

I novant'anni di Artoni, "giovane" poeta

23 aprile 2013, 22:44

I novant'anni di Artoni,

Margherita Portelli
E' un caldo applauso a dare il via alla «riunione» di compleanno di Gian Carlo Artoni. Ieri pomeriggio, alla biblioteca Guanda, i novant’anni del poeta che fu tra i protagonisti dell’Officina parmigiana, sono stati celebrati in compagnia di numerosi amici con un omaggio sotto forma di parole: un dono speciale per un uomo che di versi si è nutrito una vita intera.  A rompere il ghiaccio ci hanno pensato proprio le poesie dello stesso Artoni, recitate da Paolo Briganti e Mirella Cenni di Argante Studio: un componimento dopo l’altro, in un avvicendamento emotivo in grado di incantare la platea e di strappare al festeggiato un ragionevole e ironico commento: «Sono quasi belle» sfuma la sua voce giocosa nel microfono.
 Giancarlo Gonizzi, presidente dell’Istituzione Biblioteche del Comune, ha dato il benvenuto ai presenti, mentre il critico letterario Giuseppe Marchetti ha moderato l’incontro: «Nelle poesie di Artoni c’è la voglia di raccontare fatti del tutto normali, che immessi nella straordinaria capacità della parola poetica divengono meravigliosi  -  ha introdotto Marchetti -: dal rimpianto della giovinezza alla morte, topoi classici della poesia, fino ad argomenti più strettamente “suoi”, come la città, le stagioni, gli amici, l’affetto di famiglia che i poeti avvertivano l’uno con l’altro».
La professoressa Isa Guastalla ha poi ricordato la figura di Mario Colombi Guidotti, grande amico scomparso troppo presto al quale Artoni dedicò un premio (a vincere la prima edizione fu un ancora sconosciuto Pasolini): «Erano giovani con la forza di mettersi in gioco: Gian Carlo ha proseguito sulla strada della poesia, mentre Mario ha intrapreso quella della prosa».
Nel leggere le liriche «scappa» qualche emozione: il più bello dei regali, viene da pensare. Emilio Zucchi, poeta e responsabile della pagina culturale  della Gazzetta di Parma, ha condiviso con il pubblico la propria analisi dell’opera del festeggiato: «In lui ritroviamo una classicità stoica molto interessante, che ha riguardato pochi autori e che deriva da Machado, attraverso la lezione di Macrì. Per quanto concerne la tradizione italiana forse la ritroviamo anche in Carducci e nel Leopardi più eroico, nel Quasimodo della parte  civile e in Pasolini».
Paolo Briganti, docente di Letteratura contemporanea del nostro ateneo, ha voluto dedicare ad Artoni non solo voce, ma anche pensieri: «Nei suoi versi, concettosi più che coloristici, c’è una lotta continua tra la tensione sintattica e la misura metrica».
E infine lui, il protagonista, che si è detto indegno delle tante lodi riservate, ha «spento le candeline» della festa con poche parole, ambasciatrici di un messaggio prezioso: «Io ho sempre avuto una sola regola nella vita  -  ha concluso la festa -. Oscar Wilde diceva che l’importante era cedere alle tentazioni, e io ho ceduto a tutte le tentazioni: mi sono concesso alla letteratura, sono diventato presidente dell’ordine degli avvocati, ho partecipato a gare di sci e nuoto. Ho fatto tutto e ho ancora voglia di fare tanto, perché senza rimpianti si invecchia meglio». Si invecchia giovani, insomma.