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Fotografia

L'Arte Povera "ri-creata"

23 aprile 2013, 17:03

L'Arte Povera

Stefania Provinciali

E ntrando in galleria lo sguardo cade subito sulla grande immagine che ha immortalato l’ installazione «Teatro dell’arte e della guerra» di Claudio Parmiggiani al Farnese, nel 2006. L’autore è Claudio Abate, che per la prima volta espone a Parma, in attesa della grande mostra alla Triennale di Milano, dal 15 aprile. Un omaggio al fotografo ed all’Arte Povera, di cui Abate si può considerare il testimone, che alla Galleria Il Sipario di strada Cairoli, offre alcune delle immagini «cult» di opere firmate da Mario Mertz, Michelangelo Pistoletto, Claude Leveque ed altri celebri nomi. Immagini che vivono di vita propria ed insieme sono testimoni di un sodalizio con gli artisti iniziato a Roma, sua città natale dove tuttora vive, Era la fine degli anni Sessanta quando Claudio Abate è già acclamato fotografo dell’avanguardia artistica; sono sue le fotografie delle azioni e delle opere di Pino Pascali, Jannis Kounellis, Fabio Mauri. Queste immagini e le altre contemporanee e successive sono destinate a suggellare la liaison del fotografo con le arti visive e di queste col teatro aspetto che ha profondamente segnato la stagione romana degli anni Sessanta e Settanta. Sono molti gli autori che scelgono i suoi scatti come unici ed accreditati documenti visivi delle loro opere che variano da azioni, performance o installazioni. Ora questa mostra dal titolo allusivo «L’importanza del ricordo» ovvero l’Arte povera fotografata da Claudio Abate, visibile fino al 10 maggio, si presenta non solo come memoria artistica ma anche come conoscenza di un autore dalla lunga attività che ha saputo documentare e raccontare immagini della storia.Una ventina le opere fotografiche in mostra tra i più significativi dell’intero corpus fotografico dell’artista romano. Attraverso l’obbiettivo di Abate riusciamo, in questo modo, a ricostruire la vitalità dell’epoca, l’unicità delle idee e dell’ambiente, gli allestimenti ed i percorsi espositivi di manifestazioni che hanno segnato in maniera indelebile la storia della cultura del nostro paese. Ritornano i nomi di Kounellis, Gino De Dominicis, Parmiggiani, Beuys, del quale, su invito della vedova, si occupa di fotografare le opere disposte dall’artista poco prima della sua scomparsa nel Landesmuseum di Darmstadt. Questa è storia anche se Claudio Abate non si è mai fermato né nella sua veste di narratore fotografico né di artista della fotografia, perchè è vero che le sue sono testimonianze di opere altrui, ma solo attraverso una introspezione e lettura dell’opera stessa questa ci può essere restituita nei suoi significati,. «ri-creando» perché le immagini di Abate in alcun modo possono essere considerate delle semplici riproduzioni. Semmai sono delle letture personali che poggiano sui presupposti della tecnica fotografica e del filtro della luce. Dai primi approcci con l’arte ed i suoi artefici in via Margutta, al quartiere romano di San Lorenzo, Abate ha trovato nel tempo un nuovo terreno di condivisione con gli artisti, proseguendo con le successive generazione da Nunzio a Pizzi Cannella ed oltre. Fino al 5 maggio è visibile a TPalazzo una sezione della mostra.