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Parma

Trento: tre imprenditori evadono 20 milioni di euro. Perquisizioni anche a Parma

23 aprile 2013, 14:02

Un’evasione d’imposta superiore ai 20 milioni di euro da parte di tre imprenditori trentini è stata scoperta dalla Guardia di finanza. Operavano nel settore immobiliare e le Fiamme gialle li hanno denunciati al termine di due anni d’indagine, sequestrando loro in via preventiva 59 immobili, per un valore complessivo pari a 6.913.000 euro a compensare le pretese erariali mancate.  Si tratta del più ingente sequestro di immobili mai operato in Trentino e i tre risultavano formalmente privi di proprietà, grazie a un meccanismo di cessioni societarie, messo in piedi da tre commercialisti di Milano, anch’essi denunciati al termine dell’operazione I tre commercialisti avevano portato nel Delaware la società su cui la Finanza ha indagato e uno di loro era l’amministratore di tale società fantasma.

 L'accusa per gli imprenditori e i commercialisti è di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, con pena prevista la reclusione da uno a sei anni. L'inchiesta, denominata 'Filo d’Arianna', è stata coordinata dal pubblico ministero di Trento Pasquale Profiti e ha comportato l’esecuzione di varie perquisizioni in sedi societarie e studi professionali di Trento, Milano e Parma. Sono stati sentiti testimoni ed effettuate ricostruzioni patrimoniali.  Tutto ciò ha portato ad accertare, come hanno spiegato i finanzieri, che la società legata ai tre imprenditori e verificata nel 2007, 2008 e 2011, con evasione di oltre 20 mln di euro, aveva visto vari trasferimenti di quote a prestanome, con un meccanismo definito a 'scatole cinesì, proprio allo scopo di sottrarre gli immobili all’erario. Il Nucleo di polizia tributaria ha individuato nove differenti società, alcune intestate a un commercialista milanese e a una cittadina uruguaiana, a loro volta controllate da tre società intestate a cittadine brasiliane e con sede in Delaware.

Un’altra parte dei beni era stata nascosta al fisco cedendola a una società di Rovereto, controllata da una fiduciaria con sede a Parma, che agiva con mandato prima di una società svizzera poi di una lussemburghese, infine di un’altra dell’Isola di Man, noto paradiso fiscale. Aderito allo scudo fiscale, le partecipazioni nella società di Rovereto, amministrate dalla fiduciaria, venivano infine dichiarate da parenti stretti di uno degli imprenditori, sostanzialmente privi di redditi.  I 59 immobili sequestrati sono 16 abitazioni, 40 garage, 2 cantine e un terreno agricolo che si trovano in Trentino, a Villalagarina, San Michele all’Adige, Mezzocorona, Grumo, Montevaccino, Mezzolombardo, e in Alto Adige, ai Laghetti di Egna e a Lana.

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