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Provincia-Emilia

"Ho sentito gli spari sembravano mortaretti poi un grande parapiglia"

24 aprile 2013, 20:23

Pierpaolo Cavatorti

Un intero paese attonito. Nessuno vuole commentare l’accaduto, ma è chiaro che l’omicidio di Antonio La Penna ha sconvolto i sorbolesi Una vera e propria folla si è portata davanti al bar «Noris» di via Gramsci, incredula. Un crimine tanto efferato quanto assurdo nella propria dinamica che sembra divenire maggiormente chiara ogni ora di più. In pieno giorno, poco prima delle 18, e in pieno centro. Un morto ammazzato per Sorbolo è la prima volta. Lo si legge nei volti impauriti dei sorbolesi giunti sulla via per chiedere notizie sull’accaduto, chiedendosi in prima istanza cosa possa aver portato Antonio Muto, classe 1973, originario di Cutro ma da molti anni residente a Sorbolo, a sparare a sangue freddo al proprio «compare di carte». «Non ci sono parole - ha detto un'esercente della via, che ha preferito rimanere anonima -, ho sentito come dei mortaretti e poi un parapiglia incredibile, fino alla tragica notizia di ciò che era avvenuto». L’esercente parla del bar come di un luogo sempre tranquillo, che mai avrebbe fatto pensare ad un episodio criminoso tanto efferato. «L’unica cosa che posso dire - ha continuato la donna, con la voce rotta dall’emozione - è che i gestori cinesi sono persone splendide. Certo è che ci sono molte facce non di Sorbolo che fanno capannello in questo bar, e stanno qui dal mattino alla sera». Un’altra ragazza passeggia nervosamente nei pressi del locale: è un’amica del figlio di La Penna e anche lei preferisce commentare anonimamente. «Non si riesce a capire cosa sia successo - dice -, non ho sentito parlare di screzi o di malumori, non può essere altro che un colpo di follia». Un pensionato sorbolese, altro avventore abituale del bar, in stato quasi catatonico appena successo il fatto, ha avuto il primo pensiero per He Suxue, la barista ferita gravemente con due colpi di pistola, al ventre e al braccio: «E’ una ragazza meravigliosa, non so proprio come le abbia potuto fare del male». La dinamica parla chiaro: il killer ha deliberatamente cercato di uccidere anche la donna, cercandola dietro il bar ed esplodendo due colpi in rapida sequenza. La strada è stata chiusa al traffico per permettere prima ai soccorsi poi agli inquirenti di poter lavorare al meglio. Proprio quella via Gramsci che solo due giorni fa era gremita di persone spensierate per il mercato di Forte, oggi le stesse si ritrovano a parlare di un morto ammazzato e di un ferimento grave. E la sentenza che più fa male a tutto il paese è che, da oggi, definitivamente, Sorbolo non può più essere considerata un’isola felice.