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Parma

Pd, quante correnti. E nasce un gruppo che guarda a Civati

24 aprile 2013, 22:17

Pd, quante correnti. E nasce un gruppo che guarda a Civati

Enrico Gotti

Tempo di riunioni in via Treves. Ieri sera, nella sede del Partito democratico, sono stati convocati i componenti delle due segreterie, quella cittadina prima e quella provinciale poi.
Provati da questo periodo, tutti aspettano il congresso nazionale, dopo le dimissioni di Pier Luigi Bersani.
Ieri è stata discussa l’organizzazione dell’assemblea provinciale che si terrà questo venerdì, in cui si riuniranno tutti i militanti.
 Nel dibattito nazionale si evoca la possibilità di una scissione nel partito, ma dal Pd di Parma tutti sono contrari.
«Al massimo ci sarà gente che lascerà, le scissioni non portano bene. Io resto nel Pd», dice Faliero Zambelli, che ha rinunciato alla carica di responsabile organizzativo.
  «Non è mai nato nulla di positivo da scissioni e parcellizzazioni - afferma Matteo Caselli - oggi dobbiamo dare un significato nuovo alla parola sinistra, questo è il compito della nuova classe dirigente che dobbiamo mettere in campo».
La mappa delle correnti è intricata, molti attendono, altri prendono posizione. Si è creato un forte gruppo che guarda a Beppe Civati, candidato alla segreteria, che era favorevole all’accordo con il movimento 5 stelle.  Ne fanno parte molti giovani del Pd: Marco Cacchioli, Ilaria Lazzari, Caterina Bonetti, solo per fare qualche nome. È nato anche un movimento, dal titolo «Prossima Parma», che lo sostiene alla candidatura a segretario nazionale dei democratici. Matteo Caselli guarda con interesse a Orfini e Civati.
 Renzi e Civati sono due punti di riferimento di chi vuole il rinnovamento nel Pd. Il primo però è favorevole al governissimo con il Pdl, mentre il secondo no. «Io non sono né renziano né civatiano, io sono per chi ha proposte da fare, è proprio lo schematismo, le etichette, le correnti come i franceschiniani, i mariniani, che ha distrutto il Pd - dice Nicola Dall’Olio -. Bisogna verificare le proposte. A me interessa il cambiamento e la nuova linea politica».
«La Serracchiani ha vinto nonostante il fatto che nessun dirigente del Pd sia andato da lei, e questa è stata la sua fortuna, - continua Dall’Olio - gli unici che l’hanno sostenuta sono stati Renzi e Civati. è la prova provata che se il Pd cambia faccia vince».
Dall’altra parte rispetto a Matteo Renzi c’è Fabrizio Barca, neo iscritto al Pd, che ha presentato una proposta di partito che guarda a sinistra e al mondo del lavoro. C’è già il nome della futura nuova formazione: partito del lavoro. «E' tanto che se ne parla, non ci sono mai state condizioni per realizzare il partito del lavoro, credo che oggi sia ancora più difficile - dice Patrizia Maestri, parlamentare del Pd - che auspica comunque un «partito che guardi al centrosinistra».
Difficile da digerire, per molti iscritti, comunque, l’alleanza con Berlusconi per governare il Paese. La Maestri allarga le braccia: «C’è urgenza estrema di dare soluzione a questi problemi, a chi non avrà la cassa integrazione, a chi non ha da che vivere – dice –. Nell’accordo con il Pdl si potrebbero decidere di votare solo le cose che fanno parte del nostro programma, non quelle che vanno in contraddizione con il nostro programma».