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Alla ricerca del nuovo governo: giornata di consultazioni per Enrico Letta

25 aprile 2013, 13:55

Alla ricerca del nuovo governo: giornata di consultazioni per Enrico Letta

«Nei momenti cruciali servono coraggio e fermezza». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano celebra il 25 Aprile al Museo della Liberazione di via Tasso a Roma e pensa al governo di larghe intese che Enrico Letta cerca di formare tra i veti dei partiti. In città la manifestazione dei Partigiani, alla Camera l’avvio delle consultazioni del presidente incaricato. Prima delegazione ad essere ricevuta, nella Sala del Cavaliere di Montecitorio, quella di Sel. «Abbiamo spiegato le ragioni della nostra opposizione a un governo di larghe intese», ha detto Nichi Vendola al termine dell’incontro, sottolineando che le larghe intese «sono la risposta sbagliata al fatto epocale della richiesta di cambiamento». In giornata proseguiranno gli incontri, l’ultimo alle 18 con il Movimento 5 Stelle.

Letta incassa l'appoggio pubblico di Matteo Renzi: «Io e all’amministrazione fiorentina saremo al suo fianco per mettere fine ad una delle pagine più brutte e inconcludenti della nostra storia. Ora arriva il momento nel quale gli auspici devono diventare realtà. Chi ha il coraggio delle proprie azioni deve arrivare in fondo, non deve disertare».

LA GIORNATA DI CONSULTAZIONI (ANSA) - Enrico Letta si muove rapidamente sui punti del programma che gli stanno più a cuore (l'emergenza economico-sociale, la riforma della politica, la revisione degli accordi Ue) ben sapendo che questo è il terreno sul quale si gioca il successo del suo incarico.
Il problema è strettamente politico: lanciando dagli Stati Uniti l’idea di una sorta di nuovo decreto salva-Italia che accorpi le proposte chiave del Pdl di taglio dell’Imu e di aiuti alle Pmi, Silvio Berlusconi cerca di imporre al premier incaricato un manifesto programmatico che è la bandiera del Pdl. Con tutto ciò che ne conseguirebbe in termini di immagine.
Il Cavaliere è sempre molto abile nel tenere coperti i suoi veri obiettivi. In questo caso tenta di disinnescare il problema del toto-nomine e la necessità di imporre sgraditi veti ai suoi candidati ministri (alcuni non piacciono al Pd) in cambio di un successo visibile sulle cose da fare. La stessa ipotesi di restituzione parziale dell’Imu sulla prima casa in titoli di Stato, brevemente circolata in giornata, rappresenterebbe agli occhi dell’opinione pubblica un adempimento delle promesse elettorali. Un successo.
E' chiaro che Letta non può farsi incastrare in una partita di questo tipo. E infatti Angelino Alfano, pur sottolineando lo spirito costruttivo, ha detto che restano alcuni nodi da sciogliere. Ma comunque il dialogo va avanti perché la vera emergenza, e su questo sono tutti d’accordo, è la paralisi dell’economia italiana.
Del resto attardarsi nel minuetto dei veti incrociati è una strategia inutile nell’ottica di un governo del Presidente: si sa bene che l’alternativa al successo di Letta sono le elezioni anticipate. La stessa formazione della squadra di governo (tutti chiedono personalità di alto profilo) è in un certo senso secondaria rispetto al rasserenamento del clima generale.
Preoccupa ciò che si muove sottotraccia nel Pd. I dissidenti pronti a non votare la fiducia (da Laura Puppato a Pippo Civati) non sono ufficialmente molti, ma in realtà il malessere è più ampio di quanto appaia. Lo dimostra la minaccia di espulsione dal partito di quanti assumessero un atteggiamento di questo tipo da parte di un fedelissimo di Letta, Francesco Boccia: se si è sentita la necessità di un tale avvertimento, significa che l’opposizione alle larghe intese è ancora troppo forte. Anche per i futuri alleati che rischiano di trovarsi spiazzati (Fratelli d’Italia – che non voterà la fiducia – teme una specie di Monti-bis, declinato in senso politico).
Letta è ben consapevole che, come nello sport, il primo avversario è il compagno di squadra. Ha sottolineato di essere in contatto costante con il capo dello Stato e cerca il dialogo con tutte le forze parlamentari, compresi i 5 stelle il cui potenziale – ha spiegato – dovrebbe essere scongelato. I grillini sono apparsi, durante le consultazioni, meno rigidi del solito: hanno ribadito che a congelare la situazione in realtà è stato lo stallo dei partiti, ma hanno anche assicurato che valuteranno i provvedimenti caso per caso senza pregiudiziali.
Un atteggiamento simile a quello di Nichi Vendola il quale però non può sperare di organizzare con loro un’opposizione comune: basti pensare alle polemiche sul 25 aprile, di cui Beppe Grillo («becchino planetario» per stare alle parole del leader di Sel) ha decretato la morte. Il fatto è che l’illusione di coniugare le critiche dei 5 stelle con quelle della sinistra radicale non può durare a lungo: i primi non mancano occasione di distribuire indistintamente mazzate a destra e a sinistra, la seconda invece è animata principalmente dall’antiberlusconismo. Vendola è giunto al punto di paragonare il Pdl ai fascisti: provocazione caduta nel vuoto ma che finisce anche per dare la patente implicita del Quisling a chi collabora con la destra. Una scomunica che certo non aiuta il lavoro di ricucitura di Letta per una nuova fase di pacificazione nazionale.