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Arbitro aggredito. Inter Club: non è vero

26 aprile 2013, 01:45

Arbitro aggredito. Inter Club: non è vero

Alberto Dallatana

«Non ci stiamo a passare per violenti, non lo accetto. Qualcuno ha perso il controllo e insultato l’arbitro, ma non c’è stata assolutamente alcuna aggressione. Era una partita maschia, ma corretta, senza brutti falli, con tanti gol e ritmi elevati, che l’arbitro non ha saputo minimamente gestire se non sventolando cartellini a destra e sinistra, senza la volontà di instaurare quel rapporto dialettico che, con ragazzi di 16 e 17 anni, è opportuno».
Le parole di Carmelo Di Martino, allenatore degli Allievi classe 1996 dell’Inter Club, sono una doverosa premessa: perché la sospensione di Fabbrico-Inter Club, decretata domenica scorsa a un minuto dalla fine del tempo regolamentare dall’arbitro Fabrizio Secchi di Reggio Emilia, con i nerazzurri parmigiani in vantaggio per 4-3 (dopo essere stati sotto per 3-1), addirittura per aggressione allo stesso direttore di gara, è parsa eccessiva a tutti i presenti (compresi i dirigenti della società reggiana) e rischia di gettare discredito su una società che, come sottolinea il presidente Giuseppe Pizzati, «ha lavorato tanto, in questi anni, per il fair play. Ma quando succedono certe cose viene voglia di mollare tutto».  Il comunicato ufficiale emesso ieri dalla Figc Regionale non ha ancora assegnato il probabile 3-0 a tavolino contro i nerazzurri, ma decreta la squalifica, addirittura fino al 31 dicembre, per Luca De Lillo «per - si legge - aver rivolto espressioni offensive nei confronti dell’arbitro. Alla notifica del provvedimento (l’espulsione, ndr) colpiva volontariamente col petto la schiena del direttore di gara. Inoltre afferrava il braccio destro dell’arbitro proferendo parole irriguardose. Il giocatore veniva poi bloccato da alcuni compagni di squadra e a fatica veniva allontanato». Peccato che De Lillo non c’entri niente: «E’ stato ammonito dall’arbitro per avergli detto “smettila di ammonire a casaccio” racconta Di Martino  e immediatamente l’arbitro gli ha mostrato il rosso, come se l’avesse già ammonito in precedenza, cosa che non era però successa. In quel momento Simone Rabaglia (altro giocatore dell’Inter Club, ndr), che era appena stato espulso, lui sì, per il secondo giallo, è tornato verso l’arbitro dicendogli «ma cosa stai facendo?» in modo colorito. Ha sbagliato ad offenderlo e lo ha riconosciuto, ma non lo ha assolutamente toccato, ci sono i testimoni, anche del Fabbrico, che possono confermarlo». Dunque, semmai, lo squalificato per tutto l’anno solare sarebbe Rabaglia, «ma è inaccettabile - spiega  Pizzati -: che sia squalificato per aver insultato l’arbitro, com’è giusto, ma non per qualcosa che non ha fatto. Stiamo già facendo ricorso, sia per lo scambio di persona che per l’entità della squalifica».  Anche l’allenatore del Fabbrico, Emiliano Bartolini, è stato espulso, così come Di Martino (entrambi sono stati squalificati fino all’8 maggio per «gravi proteste nei confronti dell’arbitro»), il quale però spiega: «Stavo rimproverando i miei, perché erano andati in due a saltare di testa sulla stessa palla, e l’arbitro mi ha espulso fra l’incredulità generale. Sono amareggiatissimo, in tanti anni non ho mai visto un arbitraggio simile, così arrogante e ostile: si limitava ad estrarre cartellini per qualsiasi cosa. Qualcuno dirà che è la classica storia di esasperazione sui campi giovanili, ma non è così. Domani (oggi per chi legge, ndr) ci ritroveremo, ironia della sorte, a giocare proprio contro il Fabbrico, nel recupero dell’andata, stavolta sul nostro campo. Tra le due squadre non è successo assolutamente nulla, c’era agonismo ma serenità. L’arbitro, invece, ha completamente perso la bussola».   «Anche qualora fosse vera la dichiarazione dell'arbitro - dice infine  Carlo Andrea Restano, dg dell'Inter e avvocato - non sarebbero mai giustificati otto mesi di squalifica».

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