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Ma noi non ce ne andiamo - I ragazzi della montagna ferita

26 aprile 2013, 11:22

Ma noi non ce ne andiamo - I ragazzi della montagna ferita

Guardano al futuro affacciati sull’orlo del precipizio: una voragine si è aperta nel loro cuore, nello stesso momento in cui le frane hanno iniziato a portarsi via la loro terra. Cercano di farsi forza, appoggiandosi l’un con l’altro, ma le ferite che squarciano la loro montagna sono lì, davanti ai loro occhi, e fanno male.

Sono i «ragazzi della frana», giovani «montanari» che si sono ritrovati a dover fare i conti con la forza di una natura che fino a ieri è stata madre, mentre oggi sembra matrigna. «La nostra terra è un po’ come una seconda pelle - prova a dare l’idea Daniel Bocchi, 31enne di Schia -: le sue ferite sono le nostre». Daniel è un agente di commercio, e non nasconde che a livello logistico le frane hanno creato qualche problema. Spesso è stato costretto a dormire fuori, lontano dalla «sua» Schia.

(...)  «Ci siamo sentiti impotenti - spiega Matteo Botti, 25enne di Pratolungo - non ci resta che stare qui, ad attendere il susseguirsi degli eventi, ad aspettare che la frana si fermi». Il pensiero, però, vola veloce a chi ha perso tutto. «Dobbiamo faci forza, e trasmetterla a chi non ha più nulla - aggiunge Danilo, che rappresenta Capriglio in consiglio comunale -. Dobbiamo stare uniti e trovare un’alternativa a tutto ciò».

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