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Parma

"Seba ci insegna che la vita è bella"

28 aprile 2013, 01:50

Chiara Pozzati

Insieme a Seba ancora una volta. Visi puliti ed esili braccia che spuntano da T-shirt colorate: la chiesa di San Giovanni Battista è gremita di adolescenti. I compagni di classe, gli amici delle corse a perdifiato in Cittadella, chi l’ha visto negli ultimissimi istanti sul ponte Dattaro, prima di quel terribile incidente. Insieme per ricordare Sebastiano Azzali, il 14enne travolto e ucciso da una Maserati, esattamente un anno fa.
È un dolore dignitoso, che spezza il fiato, quello di chi ieri ha partecipato alla messa in suffragio di quel ragazzino che era innamorato della vita. Occhi lucidi e lo sguardo rivolto ai genitori del 14enne strappato alla vita ancora senza un perché: gli amici di Seba si stringono attorno alla famiglia.
La madre Elisabetta Pennacchi e il padre Andrea Azzali siedono nei primi banchi, come il giorno del funerale di loro figlio. In chiesa ci sono anche i fratelli Jonata e Alessandra. E poi insegnanti, genitori, famiglie intere: tantissimi hanno voluto partecipare a questo momento di preghiera così intimo e commovente.
La celebrazione nasce proprio dalla richiesta di alcuni amici - come ha raccontato la stessa madre Elisabetta nei giorni scorsi - che desideravano ricordarlo. «Siamo stretti attorno al nome di Sebastiano: un volto, una storia, un insegnamento - dice don Umberto Cocconi che, insieme a don Andrea Volta, guida la celebrazione -. Sebastiano ci insegna infatti che la vita è bella e va vissuta pienamente. A volte ci capita di scrivere pagine in brutta copia, invece dovremmo fare della vita un libro scritto in bella copia. Sebastiano ci ricorda che ogni momento è unico e irripetibile».
Un’omelia, quella di don Cocconi, intrisa di speranza anche di fronte alla tragedia. Ed è straziante vedere gli stessi ragazzini che un anno fa affollavano il reparto di Rianimazione, subito dopo l’incidente, aggrappati al filo della speranza. Gli stessi «quasi uomini» che ieri si sono presi per mano per recitare il Padre nostro, pensando a quel piccolo principe scomparso troppo in fretta.
A fine celebrazione, tutti ricevono la poesia scritta da Alberto Padovani e dedicata a Seba. «L’amico non tornato è la freccia della giovinezza. Ti rispecchi in lui nel limbo, dove ora sei. È lui e lo rimane, il testimone del tuo seme».

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