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Favole e proverbi: un tuffo nell'antichità

27 aprile 2013, 20:48

 Andrea Del Bue

La favola nasce per divertire, raccontando storie piacevoli e di facile lettura. Siano versi o prosa, però, non manca mai un insegnamento di vita. 
Il giornalista e docente colornese Christian Stocchi ne ha raccolte 562, insieme a 77 proverbi, nel suo «Dizionario della favola antica» (Rizzoli – collana Bur Dizionari, 928 pagine, 16 euro), presentato ieri pomeriggio nell’aula magna del liceo classico Romagnosi ad una platea di studenti e professori. 
Nel volume ci sono anche 216 voci in ordine alfabetico: sono i personaggi delle narrazioni. Di solito animali, ma anche uomini, piante divinità, oggetti e personificazioni di concetti astratti: di ogni personaggio dell’universo della narrativa esopica viene spiegato il significato culturale e simbolico. 
Valido tanto allora quanto oggi, come sottolinea l’autore, presentato dal critico letterario Giuseppe Marchetti e intervistato dal giornalista Luca Sommi e dallo scrittore Guido Conti: «Un grande latinista del secolo scorso, Concetto Marchesi, diceva: “Le storie raccontano cose che accadono, se mai, una volta, le favole raccontano cose che accadono sempre” - ricorda Stocchi -. Significa che una favola svela meccanismi sociali di ogni giorno, attraverso messaggi attuali e moderni, grazie ad una narrazione che si adatta facilmente ad ogni epoca».
Ad arricchire l’opera dello studioso, ci sono alcuni elementi di novità: «Ad esempio favole mai tradotte prima in italiano – precisa Stocchi, durante l’incontro organizzato grazie all’impegno soprattutto di Mariano Vezzali, docente di storia e filosofia del Romagnosi -, in particolare quelle di epoca bizantina». 
Il lavoro dell’autore, docente dell’istituto superiore di Scienze religiose di Parma, è stato declinato principalmente in un approccio filologico ai testi latini e greci, che però portano in dote anche numerosi riferimenti alla tradizione indiana, mesopotamica ed africana.
Il lavoro di ricerca è stato enorme: «Mi sono concentrato anche sugli spunti favolistici presenti in altri generi letterari – sottolinea Stocchi -, in modo da poter dare al lettore un patrimonio completo, comprendente tutti gli archetipi della favola che hanno poi ispirato gli autori delle epoche successivi».
 

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